Nuovo ospedale, dai 5 Stelle dubbi sull’intervento privato

15 Settembre 2019

Ciammariconi: «Vorremo capire se è davvero l’unica strada percorribile» Il comitato di Mosciano torna a chiedere di realizzarlo vicino al casello dell’A14 

TERAMO. Il dibattito sul nuovo ospedale sta registrando numerose e contrastanti prese di posizione da parte di comitati, rappresentanti politici e istituzionali e anche semplici cittadini. Un tema caldo sul quale ieri è tornata anche la capogruppo del M5S in consiglio comunale Pina Ciammariconi, che ha invitato alla riflessione ed espresso ancora una volta forti perplessità sullo strumento del project financing. Ad alimentarli, secondo la consigliera pentastellata, sarebbe «la storia recente di questo genere di operazioni in ambito teramano», che avrebbe messo in luce come la finanza di progetto sia un’arma a doppio taglio. «Se da un lato garantisce la costruzione di opere i cui importi sono diventati proibitivi per gli enti locali», ha sottolineato Ciammariconi, «dall’altro richiede contropartite i cui costi, non solo economici ma soprattutto sociali, sono difficilmente quantificabili nel breve periodo». Una considerazione a fronte della quale, per la consigliera del M5S, andrebbero svolte tutta una serie di valutazioni anche sulla realizzazione di una nuova struttura. «Vorremmo capire se quella del nuovo polo ospedaliero è davvero l’unica via percorribile», ha aggiunto Ciammariconi, «Se davvero il vecchio immobile non è adeguabile alla normativa sismica. Vorremmo vederci chiaro sulla fine che farà un complesso edilizio enorme e, per certi versi, storico e ci piacerebbe conoscere le sorti del nuovo parcheggio, ancora non terminato ma che in caso di smantellamento dell’ospedale diventerebbe inutile». Per l’esponente dei Cinque Stelle andrebbero inoltre approfonditi i costi economici e sociali dell’operazione e valutata l’opportunità di investire le cifre disponibili nel miglioramento dei servizi «piuttosto che in strutture enormi ma magari velleitarie». Ciammariconi non è l’unica ad aver espresso dubbi sullo strumento del project. A sollevare delle forti perplessità, da sempre, sono infatti anche i comitati di quartiere che nei giorni scorsi sono tornati anche a ribadire il proprio no alla localizzazione del nuovo ospedale a Piano D’Accio. Una questione, quella relativa al sito dove realizzare il presidio, sulla quale martedì aveva fatto sentire la propria voce anche il sindaco di Crognaleto Giuseppe D’Alonzo, che aveva portato avanti l’idea di Villa Tordinia in quanto baricentrica rispetto all’area montana, e che ha visto l’intervento anche del comitato “per un ospedale centrale e provinciale” presieduto da Marco Battestini. Comitato che ha riproposto l’idea di realizzare l’ospedale a Mosciano. «La discussione sul futuro della rete ospedaliera della provincia di Teramo anziché approdare ad una scelta definitiva su dove localizzare l’ospedale unico provinciale di I° livello, con specialità di II° livello che la “politica” dovrebbe impegnarsi ad ottenere in deroga», ha dichiarato Battestini, «ritorna in alto mare riproponendo e attardandosi su argomenti “di campanile” che sembravano ormai superati da tempo». Nel suo intervento Battestini ha citato sia il decreto ministeriale 70 del 2015, che definisce gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza sanitaria, sia il documento di programmazione 2015/2017 elaborato dalla Asl di Teramo, chiedendo alle varie istituzioni di fare chiarezza sul futuro della rete ospedaliera provinciale e sul suo dimensionamento. L’esempio da seguire, per il comitato, dovrebbe essere quello delle vicine Marche. «Per la provincia di Ascoli il medesimo problema è stato risolto, in modo pragmatico e razionale, prevedendo di accorpare l’ospedale di Ascoli e quello di S.Benedetto in un nuovo ospedale di I° livello da costruire a Castel di Lama/Monteprandone», ha concluso Battestini, «Rimane sul tavolo la nostra proposta, concreta e verificata in tutti gli aspetti, di costruire l’ospedale provinciale a Mosciano stazione vicino al casello della A14 e all’uscita della Teramo mare. Sarebbe la soluzione più logica». In questo modo, per il comitato, si potrebbero risparmiare circa 40 milioni di euro e si realizzerebbe la struttura su un territorio con un rischio sismico più basso e baricentrico rispetto al bacino d’utenza.
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