Nuovo polo liceale: è necessario accelerare con la progettazione

23 Aprile 2022

L’obiettivo congiunto di Comune e Provincia è riuscire a realizzare l’edificio con i fondi del Pnrr Lo stesso canale di finanziamento potrebbe sbloccare il problema ventennale degli argini sul Vomano

ROSETO. Iniziare subito la progettazione del nuovo polo liceale Saffo in modo da poterlo presentare a breve per intercettare i fondi del Pnrr. È l’obiettivo congiunto della Provincia di Teramo e del Comune di Roseto per cercare di risolvere un annoso problema che si trascina da circa 20 anni. Sia il consigliere provinciale e comunale Enio Pavone sia l’assessore alla pubblica istruzione Francesco Luciani sono consapevoli dell’importanza di questi fondi, una delle poche possibilità per riuscire finalmente a realizzare un polo unico per il liceo Saffo. Oltre al progetto, è necessario individuare il terreno dove realizzare il nuovo edificio: tra le possibilità ci sono un terreno nei pressi dell’istituto Moretti o la riqualificazione dell’ex fornace Catarra con l’acquisizione da parte della Provincia dello stabile di via Alfieri, ora di proprietà delle suore. Più difficile l’ipotesi dell’area Castelli tra la statale 16 e la collina. Da anni i ragazzi e le ragazze del Saffo sono divisi in diverse succursali in appoggio alla sede principale, una situazione che si ripercuote sull’organizzazione e sulla vita sociale. La Provincia, attualmente, spende circa 100mila euro per coprire gli affitti degli edifici in cui è dislocato il liceo, la maggior parte per quello in via Alfieri.
Oltre al Saffo, un altro problema di cui si parla da circa 20 anni è quello degli argini del fiume Vomano, fondamentali per la sicurezza del porticciolo turistico e per tutta l’area circostante. «Ci vorrebbero otto milioni di euro circa», precisa Pavone, «ed è un altro intervento che potrebbe essere finanziato con i fondi del Pnrr». Nel 2000 la Provincia stanziò un finanziamento di 15 miliardi e mezzo delle vecchie lire per “lavori urgenti sugli argini del fiume Vomano”. Nel 2001, per l’effetto del cambio in euro, si tramutarono in sette milioni 800mila euro, di cui cinque milioni e 600mila netti per coprire tutti i lavori. Di questi due milioni e 400mila euro erano destinati per due interventi a monte della ferrovia, mentre tre milioni e 200mila euro per i lavori a valle, dalla ferrovia alla foce: entrambi gli interventi sarebbero dovuti partire nel 2005, ma qualcosa andò storto. A valle non potevano iniziare i lavori perché c’era l’area Baroni che bloccava il tutto, e così iniziarono a fare i lavori a monte dove, invece dei due milioni 400mila euro previsti, spesero quasi il doppio, sottraendoli agli interventi a valle. Restò dunque solo un milione e 200mila euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA