Occulta atti contabili: sei mesi a Bruno Sabatini

L’ex assessore regionale condannato per una società legata al Giulianova calcio L’accusa: «Documenti distrutti per evadere le imposte sui redditi e l’Iva»
GIULIANOVA. Condanna bis in primo grado per l’ex assessore regionale Bruno Sabatini. Dopo quella di gennaio (un anno e quattro mesi per truffa nella sua veste di coordinatore di una società privata che si occupava di corsi di formazione), ieri Sabatini è stato condannato dal giudice monocratico Roberto Veneziano a sei mesi (pena sospesa) per occultamento e distruzione di documenti contabili.
I fatti contestati si riferiscono al 2007, periodo in cui Sabatini era rappresentante legale della Giulianova Partecipazioni, società creata per acquisire quote dell’allora Giulianova calcio. Secondo l’accusa, così si legge nel capo d’imputazione, «al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, occultava o distruggeva le scritture contabili della società in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi e del volume d’affare. In occasione di una verifica fiscale iniziata nel 2012 dall’Agenzia delle Entrate di Teramo, infatti, il prevenuto dichiarava che la società negli anni 2007 e 2008 non aveva emesso fatture e non possedeva documenti attivi».
Sempre secondo l’accusa della procura «i verificatori, tuttavia, accertavano mediante riscontri incrociati e consultazione dell’archivio informatico l’esistenza di diverse fatture che certificano, in realtà, l’esistenza di ricavi e di un volume d’affari per i quali la società, in concomitanza, non ha presentato le obbligatorie dichiarazioni dei redditi dell’Iva». La difesa di Sabatini, rappresentata dall’avvocato Antonino Orsatti, ha annunciato ricorso in Appello.
Sabatini, nella sua veste di ex presidente del Giulianova calcio, è imputato insieme a dieci imprenditori in un altro processo con l’accusa di dichiarazione fraudolenta attraverso l’uso di fatture per operazioni inesistenti. L’inchiesta del pm Davide Rosati riguarda periodi compresi tra il 2007 e il 2009. Un’inchiesta che nell’aprile dell’anno scorso ha già portato al sequestro di un milione e mezzo tra conti correnti e immobili appartenenti alla vecchia dirigenza.
In particolare la pubblica accusa contesta, e dovrà provarlo nel corso del dibattimento iniziato un mese davanti al giudice monocratico Franco Tetto, un meccanismo di false fatture o fatture di comodo grazie al quale si facevano quadrare bilanci e altro ma omettendo di versare somme all’Erario: il che tradotto in parole semplici significa mancato pagamento delle tasse.
Da qui i sequestri per equivalenti scattati nell’aprile scorso, istituti giuridici che hanno come obiettivo quello di ridare allo Stato i beni indebitamente sottratti dall’evasore prima ancora che venga giudicato in tribunale. (d.p.)
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