Omicidio di Alba, carcere a vita a Perparim

19 Giugno 2014

Progettava l’evasione da Castrogno. Alla senteza i parenti inveiscono contro il pubblico ministero

TERAMO. E’ un detenuto in attesa di giudizio che progetta di evadere dal carcere quello che emerge dalle intercettazioni ambientali che il pm Davide Rosati elenca prima di concludere la sua requisitoria con la richiesta dell’ergastolo. Il massimo della pena per Hysemy Perparim, albanese di 23 anni, accusato di aver sparato in bocca ed ucciso il connazionale Leven Ferra all’esterno di un bar di Alba Adriatica.

E dopo quasi cinque ore di camera di consiglio la condanna all’ergastolo con un anno di isolamento diurno prende forma nella lettura del dispositivo con cui la corte (presidente Giovanni Spinosa, a latere Roberto Veneziano) accoglie la richiesta della pubblica accusa senza però riconoscere l’aggravante della premeditazione. Ma ad ancorare il carcere a vita resta l’aggravante dei motivi abbietti su cui il pubblico ministero insiste a lungo.

Il 20 ottobre del 2012 Perparim colpì a morte con tre colpi di pistola, di cui uno in bocca, il connazionale seduto al tavolo di un bar di viale della Vittoria ad Alba Adriatica. Secondo la procura teramana si trattò di un regolamento di conti tra clan albanesi abruzzesi e marchigiani che si contendevano il mercato della prostituzione e della droga, giunto a 48 ore da un grave pestaggio dell'aggressore da parte della vittima.

I giudici togati e popolari hanno escluso la legittima difesa invocata dai legali del giovane albanese (gli avvocati Paola Pedicone e Alessandro Angelozzi. L'imputato ha sempre ripetuto che era andato all'incontro con la vittima per fare pace e che aveva sparato perchè in preda al panico. Perparim dopo aver sparato e ucciso Ferra esplose altri due colpi di pistola contro altri due guardaspalle della vittima, che lo colpirono con tre coltellate. L'imputato fuggì sanguinante e fu soccorso e ricoverato in ospedale per un lungo periodo, in coma. Fu il guanto di paraffina sulle sue mani a farlo identificare come l'autore del delitto. E ieri, dubito dopo la lettura del dispositivo, Perparim (che in mattinata era stato allontanato dall’aula dopo aver urlato durante la requisitoria del pm) ha applaudito in direzione del sostituto procuratore prima di essere portato via. Sempre al pm Rosati si è rivolta la mamma dell’imputato gridando: «Questa è la giustizia italiana , questa non è giustizia perchè nessumo mi ha detto chi ha accoltellato mio figlio». Tra novanta giorni le motivazioni della sentenza.(d.p.)

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