Omicidio Di Martino, la sorella: «Giovanni si sentiva in pericolo»

Silvi, nuova udienza del processo a carico del figlio accusato di aver ucciso il padre dopo una lite Aperto il dibattimento, si torna in aula a gennaio con l’audizione dei primi testi della Procura
SILVI. Non può essere parte civile per questioni procedurali (la Corte d’assise nella scorsa udienza ha stabilito profili di illegittimità nella costituzione) «ma sono parte offesa e come tale parteciperò a ogni udienza». Maria Di Martino è la sorella di Giovanni, il 75enne di Silvi che, secondo la Procura, sarebbe stato ucciso dal figlio Giuseppe al termine di una violenta lite scoppiata nella loro abitazione di Silvi.
Giuseppe, architetto di 46 anni, è a processo con l’accusa di omicidio volontario aggravato. «Mio fratello», racconta la donna ieri presente in aula, «si sentiva in pericolo. Ci eravamo visti il 2 giugno, quindi pochi giorni prima della tragedia, e lui mi disse “se mi succede qualcosa sai tu quello che devi fare”. Queste cose le ho già dette quando sono stata sentita come persona informata sui fatti e le ripeterò quando sarò sentita in aula. Voglio essere la voce di mio fratello in tribunale e voglio che per lui sia fatta giustizia».
La tragedia avvenne nella notte tra il 13 e il 14 giugno del 2019 nella cucina dell’abitazione dove la vittima viveva con la moglie e il figlio, rientrato dal Brasile. Secondo la versione fornita dal 46enne e dalla madre l’anziano sarebbe morto per una caduta accidentale dopo una violenta lite scaturita dalla decisione della donna di voler andare via di casa. Alterco in cui il figlio sarebbe intervenuto per difendere la madre. Una versione alla quale non crede la Procura (il fascicolo è del pm Enrica Medori sostituita ieri in aula dal pm Laura Colica)) che contesta l’ omicidio volontario aggravato. Per l’accusa la lite avrebbe riguardato solo padre e figlio: quest’ultimo avrebbe afferrato il papà al collo e gli avrebbe sbattuto la testa contro un tavolino. Ipotesi, quella dell’accusa, sempre respinta dall’imputato (assistito dall’avvocato Marco Pierdonati) che è agli arresti domiciliari dopo che il tribunale del Riesame ha revocato la custodia cautelare in carcere.Nell’udienza di ieri, che ha sancito l’apertura del dibattimento, era in programma l’audizione del consulente tecnico della Procura che però è stata rinviata all’11 gennaio. Data in cui è stata fissata anche l’audizione dei primi testi citati dalla Pubblica accusa.
Nel processo non è stata ammessa la costituzione della parte civile. La Corte (presieduta da Flavio Conciatori, a latere Morena Susi))nella scorsa udienza ha accolto l’eccezione sollevata dalla difesa dell’imputato su alcuni profili di illegittimità della costituzione di parte civile della sorella della vittima fatta in sede di udienza preliminare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

