Operaio morto a Sant’Agostino: via al processo, in 4 sotto accusa

4 Ottobre 2024

La difesa di due imputati solleva delle eccezioni sulla perizia e il giudice si riserva la decisione La vittima era un senegalese di 25 anni, era arrivato in Italia su un barcone e aspettava la famiglia 

TERAMO. Nei giorni infiniti delle stragi sul lavoro a raccontare dei troppi che non torneranno più a casa, a Teramo si è aperto il processo per il caso del 24enne senegalese Ibrahima Dramè, giovane papà arrivato in Italia con il sogno di una vita diversa e nel 2023 precipitato per 15 metri da un ponteggio nel cantiere della chiesa di Sant’Agostino, nel centro di Teramo, dove erano in corso interventi post-sisma.
Nell’udienza di ieri davanti al giudice monocratico Emanuele Ursini alcune difese hanno sollevato eccezioni sulle modalità della perizia, fatta con la formula dell’incidente probatorio, a cui non hanno partecipato due degli imputati indagati in un secondo momento dopo la riconsegna della perizia. Perizia che ha stabilito l’assenza di un ancoraggio. Su questo il giudice si è riservato e l’udienza è stata aggiornata a novembre. A processo con rito ordinario ci sono Vincenzo Di Silvestre, 43 anni, di Bellante, in qualità di direttore dei lavori nel cantiere edile; Antonio Masci, 43 anni, del’Aquila, nella sua veste di coordinatore per l’esecuzione dei lavori nel cantiere; Marco Verdecchia, 62 anni, di Teramo, in qualità di operaio dipendente dell’impresa edile addetto al montaggio e smontaggio dei ponteggi nel cantiere e Ibrahima Diba, 26 anni, residente a Roseto, nella sua veste di operaio addetto al montaggio e smontaggio dei ponteggi nel cantiere. Inizialmente nel procedimento erano indagati altri due figure che hanno patteggiato in sede di udienza preliminare.
L’istruttoria dibattimentale dovrà stabilire se ci siano state o meno responsabilità così come sostiene la Procura (fascicolo del pm Stefano Giovagnoni) che contesta, oltre all’omicidio colposo, anche il reato di lesioni gravi: nell’incidente, infatti, rimase ferito un altro operaio dello stesso cantiere. Al momento dei fatti il giovane operaio e il suo collega, rimasto ferito, erano sull’impalcatura che, dai primi accertamenti, avrebbe ceduto facendo precipitare il giovane operaio, trovato senza imbracatura, da un’altezza di dieci metri.
Ibrahima Dramè era arrivato in Italia sette anni prima su uno dei tanti barconi della speranza dopo aver attraversato il deserto a piedi. Aveva fatto di tutto e da qualche tempo aveva trovato lavoro come muratore. Era in attesa di far arrivare in Italia la moglie i due figli piccoli con il ricongiungimento familiare.
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