Operaio morto, c’è la sentenza: tre condannati e due assolti

13 Luglio 2022

Cinque anni all’amministratore della Metalferro, quattro al figlio e all’operaio carrellista Prosciolti il tecnico responsabile della sicurezza dell’azienda e un dipendente dello stabilimento

TERAMO. I luoghi delle storie di cronaca sono sempre spazi difficili da vivere. Anche un’aula di tribunale dove le lacrime fanno rumore e un attimo diventa un tempo infinito. Come quello della lettura di un provvedimento.
Al giudice monocratico Giovanni Cirillo servono meno di 4 minuti per leggere un dispositivo con tre condanne e due assoluzioni per la morte di Roberto Morelli, il camionista di 31 anni di Napoli che nel 2017 venne travolto da una balla di plastica nel piazzale dell’azienda Metalferro di Castelnuovo Vomano dove era andato a caricare del materiale. Un caso, quello di questa morte sul lavoro, finito alla ribalta della cronaca nazionale dopo che la ministra della giustizia Marta Cartabia lo ha più volte e in più occasioni preso ad esempio dei tempi lunghi della giustizia dopo aver ricevuto la lettera della mamma della vittima.
Dopo una lunga istruttoria dibattimentale e dopo le pesanti richieste del pm Stefano Giovagnoni che durante la requisitoria non aveva esitato a parlare «di una persona uccisa due volte», la sentenza di primo grado ha sposato la ricostruzione della Procura e ha condannato a quattro anni ciascuno Pasquale Di Giacinto, amministratore unico della Metalferro; il figlio Luca Di Giacinto, amministratore unico della Dg Capital Service Srl, società che all’epoca dei fatti operava all’interno dello stabilimento svolgendo attività di selezione provenienti da raccolte differenziate e Michele Bonaccorso, all’epoca dei fatti lavoratore interinale in servizio alla Dg Capital con mansioni di carrellista. Per tutti (difesi dagli avvocati Gugliemo ed Eugenia Marconi e Florindo Tribotti) l’accusa è quella di omicidio colposo. Pasquale Di Giacinto, inoltre, è stato condannato anche a un anno per il reato di impedimento del controllo. Complessivamente, quindi, per lui la condanna in primo grado è a 5 anni.
Assolto perché il fatto non sussiste Leo De Santis (difeso dall’avvocato Renzo Di Sabatino), responsabile della sicurezza sul lavoro per conto della Metalferro e assolto per non aver commesso il fatto Pierluigi Angelozzi (assistito dall’avvocato Gennaro Lettieri), dipendente della Dg Capital. Per la mamma e i cinque fratelli della vittima costituiti parte civili (assistiti dall’avvocato Giorgio Varano) provvisionali complessive immediatamente esecutive per circa un milione di euro. È evidente che la sentenza di primo grado, una volta depositate le motivazioni annunciate tra novanta giorni, è destinata ad essere impugnata in Appello. Un processo di primo grado arrivato a conclusione al termine di decine di udienze e dopo il cambio di un giudice con la Procura teramana che ha fondato l’impianto accusatorio sulla complessa ricostruzione della dinamica e presunte omissioni.
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