Operaio precipitato da 7 metri: in due condannati a un anno

Rito abbreviato per il legale rappresentante dell’impresa e il coordinatore della sicurezza in cantiere L’infortunio due anni fa all’Ecotel di Notaresco, la vittima di Bisenti lavorava per una ditta esterna
TERAMO. Chi lo ha conosciuto racconta un papà affettuosissimo che oggi sarebbe stato fiero e orgoglioso del suo bambino. Ma Roberto Scipione, conosciuto operaio di Bisenti, non vedrà crescere il figlio: aveva 52 anni quando il 28 settembre del 2022 morì a Notaresco dopo essere precipitato da un’altezza di sette metri mentre era sul tetto dell’azienda Ecotel su cui stava lavorando per sostituire la copertura.
In un Paese che non smette di contare i morti sul lavoro, con stragi che si ripetono drammaticamente uguali tra lutti ormai quotidiani e invocate modifiche legislative, è una sentenza di condanna di primo grado a scrivere un primo epilogo giudiziario di una tragedia.Il gup del tribunale di Teramo Lorenzo Prudenzano, al termine di un rito abbreviato, ha condannato a un anno ciascuno Pierluigi Diodoro, 52enne di Roseto, legale rappresentante della Iceim, impresa affidataria dei lavori di sostituzione del manto di copertura del capannone alle cui dipendenze lavorava la vittima, e Domenico Caiano, 58enne di Pescara, all’epoca dei fatti coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (Cse) e coordinatore della sicurezza in fase di progettazione (Csp) nominato dalla committente Ecotel.
I familiari della vittima, che hanno ottenuto dei risarcimenti prima della chiusura del processo, non si sono costituiti parte civile. La richiesta di condanna a un anno per omicidio colposo e violazione delle norme antinfortunistiche era stata fatta dal pm Stefano Giovagnoni, titolare del fascicolo. La vittima, così si ricostruisce nell’avviso di conclusione delle indagini, «muovendosi liberamente nella zona a rischio pur non indossando Dpi contro la caduta dall’alto (casco ed imbracatura costituita da cintura e cordino rettratile ancorato a ganci presenti sulla struttura portante del solaio) poiché non addetto alla fase di rimozione dei lucernai, calpestava un lucernaio in vetroresina in fase di rimozione (il cui telaio di sicurezza era stato appena rimosso onde permetterne la sostituzione) che cedeva sotto il suo peso cagionandone la precipitazione al suolo da un’altezza di 6,67 metri per colpa consistita in negligenza, imprudenza e violazione della vigente normativa antinfortunistica». Sempre secondo quanto riportato nell’avviso di conclusione delle indagini Diodoro «per aver omesso di valutare nel piano di sicurezza redatto il 6-7-2022 i rischi connessi alla fase di rimozione dei lucernai e conseguentemente di interdire, o comunque segnalare mediante apposizioni di parapetti amovibili o autoportanti, la zona collegata alla fase di lavoro» e Caiano «per aver omesso di descrivere nel piano di sicurezza e coordinamento le scelte progettuali ed organizzative idonee a garantire l’eliminazione o la riduzione al minimo dei rischi attinenti alle lavorazioni connesse alla fasi precedenti alla traslazione dei telai previsti a protezione dei lucernai e nel non aver valutato le interferenze tra le diverse tipologie di lavorazione sulla copertura di fatto eseguite contemporaneamente in occasione dell’infortunio». I due erano difesi dagli avvocati Gennaro Lettieri e Paolgiulio Mastrangelo.
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