Operaio precipitato nel cantiere: due patteggiano, in 4 a processo

29 Giugno 2024

Un anno e otto mesi al rappresentante legale dell’impresa e all’addetto ai ponteggi, entrambi di Atri Il fratello della vittima sarà parte civile, la perizia tecnica ha stabilito che non c’era un ancoraggio

TERAMO. Nei giorni infiniti delle stragi sul lavoro a raccontare dei troppi che non torneranno più a casa, la cronaca giudiziaria mette un primo punto fermo per il caso del 24enne senegalese Ibrahima Dramè, giovane papà arrivato in Italia con il sogno di una vita diversa e precipitato per 15 metri da un ponteggio nel cantiere della chiesa di Sant’Agostino, nel centro di Teramo, dove erano in corso interventi post-sisma.
Per la sua morte, avvenuta nell’aprile dell’anno scorso, quattro dei sei indagati per omicidio colposo e violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro andranno a processo mentre per due è stato accolto il patteggiamento: così ha disposto il giudice per le udienze preliminari Roberto Veneziano al termine dell’udienza in cui il fratello della vittima si è costituito parte civile. Perché tra le stragi che non si fermano e le nuove misure di sicurezza all’esame del Governo, tocca a Procure e tribunali dover dare le prime risposte, almeno giudiziarie. La perizia tecnica disposta dal giudice con la formula dell’incidente probatorio subito dopo i fatti ha stabilito che per quel ponteggio, si legge negli atti, «non era stata redatta la preliminare progettazione ed era privo di efficace ancoraggio a parete».
Hanno patteggiato ciascuno una pena di un anno e 8 mesi Luigi De Lauretis, 68 anni, di Fontanelle di Atri, legale rappresentante dell’impresa edile impegnata nei lavori e Bruno Di Donato, 65 anni, di Fontanelle di Atri, nella sua veste di qualità di preposto addetto al montaggio, trasformazione e smontaggio ponteggi (il primo assistito dall’avvocato Andrea De Lauretis, il secondo dall’avvocato Quintino Rastelli). Andranno a processo con rito ordinario Vincenzo Di Silvestre, 43 anni, di Bellante, in qualità di direttore dei lavori nel cantiere edile; Antonio Masci, 43 anni, del’Aquila, nella sua veste di coordinatore per l’esecuzione dei lavori nel cantiere; Marco Verdecchia, 62 anni, di Teramo, in qualità di operaio dipendente dell’impresa edile addetto al montaggio e smontaggio dei ponteggi nel cantiere; e Ibrahima Diba, 26 anni, residente a Roseto, nella sua veste di operaio addetto al montaggio e smontaggio dei ponteggi nel cantiere (collegio difensivo composto dagli avvocati Rosanna De Antoniis, Amelide Francia, Gelsomina Marsilii, Luigi Di Liberatore, Stefano Bilò). Per i quattro imputati il processo inizierà il 3 ottobre e sarà un’istruttoria dibattimentale a stabilire se ci siano state o meno responsabilità così come sostiene la Procura. Il fascicolo è del pm Stefano Giovagnoni, uno dei magistrati in prima linea nel pool che si occupa degli infortuni sul lavoro. La Procura contesta, oltre all’omicidio colposo, anche il reato di lesioni gravi: nell’incidente, infatti, rimase ferito un altro operaio dello stesso cantiere. Ibrahima Dramè era arrivato in Italia sette anni prima su uno dei tanti barconi della speranza dopo aver attraversato il deserto a piedi. Aveva fatto di tutto e da qualche tempo aveva trovato lavoro come muratore. Era in attesa di far arrivare in Italia la moglie i due figli piccoli con il ricongiungimento familiare.
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