Operazione Pesha, arrestato a Bologna latitante della mafia nigeriana

Bloccato dalla polizia di frontiera mentre stava per raggiungere il Benin. Tra i reati imputati al clan, attivo lungo la costa adriatica, riciclaggio e tratta sessuale di giovane donne
TERAMO. Associazione di tipo mafioso. E' questo il reato di cui deve rispondere Frank Igbinovia, 40 anni, di nazionalità nigeriana, arrestato il 18 febbraio scorso dalla polizia di frontiera di Bologna mentre stava per partire per Cotonou (Benin). E' ritenuto membro della cellula locale, denominata “Pesha”, di “Supreme Eiye Confraternity (Sec)” o “Eiye”, un sodalizio radicato in Nigeria e diffuso in molti Stati europei ed extraeuropei, equiparato per struttura e forza intimidatoria alle mafie tradizionali.
Igbinovia era stato dichiarato irreperibile e quindi sfuggito sia all’esecuzione dei 15 fermi del luglio del 2020 sia all’esecuzione, un mese dopo, dell’ordinanza applicativa della misura cautelare del carcere, entrambi effettuati dalla squadra mobile di Teramo. Nell’ambito delle indagini, iniziate nel luglio 2018 ed effettuate dalla squadra mobile di Teramo, diretta dal vice questore aggiunto Roberta Cicchetti e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila con i pubblici ministeri David Mancini e Simonetta Ciccarelli, è stato accertato che la cellula locale degli Eiye ha una competenza geografica e territoriale dalla zona costiera della provincia di Teramo fino ad Ancona. In una nota della Questura di Teramo è specificato che si caratterizzava, come l’associazione mafiosa di cui costituisce una costola, "per la presenza di un rito di affiliazione caratterizzato da specifici rituali e da una rigida gerarchia interna, per la segretezza del vincolo associativo, per l’adozione di linguaggio e simbologia rigorosi, per il rispetto di regole rigorose e per la violenza delle azioni".
I membri del Pesha Nest, di cui nel corso delle indagini sono state documentate numerose riunioni sia in provincia di Teramo che in quella di Ascoli Piceno, sono imputati di una serie di reati: riciclaggio e illecita intermediazione finanziaria verso la Nigeria, tratta sessuale di giovane donne mandate a prostituirsi lungo la strada Bonifica del Tronto e sottoposte a violenze e vessazioni, cessione di stupefacenti e reati violenti nei confronti di aderenti ad altri cults mafiosi nigeriani. Inoltre è stato accertato che il potere intimidatorio del gruppo si esplicitava nella commissione di violente punizioni corporali nei confronti di affiliati non rispettosi delle rigorose regole interne del cult e delle direttive dei vertici, nel ricorso all’esercizio di violenza fisica sia per la risoluzione dei conflitti interni ritenuti di ostacolo alle finalità delinquenziali e di predominio dell’associazione sia per costringere altri ad affiliarsi anche contro la loro volontà e sia per opporsi e scontrarsi con cult rivali (come quello dei “Black Axe”) per assumere e mantenere il predominio nell’ambito della vasta comunità nigeriana.
L’operazione Pesha è lo sviluppo di altre due operazioni che risalgono la prima al luglio 2019, denominata “Subjection” che vede al centro la tratta di giovani nigeriane, e la seconda al dicembre 2019, denominata “Travelers” incentrata sul riciclaggio di ingenti profitti illeciti in Nigeria. Entrambe sono state portate avanti dalla squadra mobile di Teramo con il coordinamento della Dda dell’Aquila.

