Ordinanza di chiusura del Grande Italia

Non c’è il nulla osta per gli ombrelloni. De Remigis: ma ho pagato la tassa, vado via da Teramo. Brucchi: porti le ricevute
TERAMO. Caffè Grande Italia chiuso per almeno cinque giorni e obbligato a rimuovere i due grandi ombrelloni posti davanti al bar, in piazza Martiri.
E’ il contenuto di un’ordinanza, emanata dal sindaco Maurizio Brucchi e notificata ieri a Daniele De Remigis, amministratore unico della Dcl srl che ha preso in gestione il bar riaperto a dicembre scorso, nonchè figlio di Adriano De Remigis, fondatore del Babila. Una ordinanza che, a dire di quest’ultimo, arriva come un fulmine a ciel sereno. «Basta, chiudiamo sia il Babila che il Grande Italia», sbotta Adriano De Remigis, «Il Comune ha fatto un'ordinanza dopo che ho effettuato il pagamento per l’occupazione di suolo pubblico di 3.883 euro, più una fideiussione di 11mila euro, richiestomi da loro il 17 maggio. Io ho pagato subito e ho presentato la fidejussione. Mi hanno fatto la richiesta di fare il versamento il 17 maggio e il l’ho fatto il 19», precisa sventolando le ricevute.
De Remigis ammette che la necessaria voltura del provvedimento Suap non ha finito l’iter «ma solo perchè ci sono intoppi burocratici all’interno del Comune. Un'azienda non può stare ferma per la loro burocrazia. Invece di aiutarci, visto che abbiamo riaperto una attività ormai chiusa nel salotto buono della città, creando più di 20 posti di lavoro, ci mettono i bastoni fra le ruote. Ora hanno chiuso pure il portico, i lavori sul corso procedono a rilento: ci stanno uccidendo. Io a questo punto chiudo tutte e due le attività, Babila e Grande Italia: le 40 persone a cui diamo lavoro rimarranno a spasso. Si dice che questa città sia agonizzante, ma la stanno uccidendo loro». De Remigis è un fiume in piena e annuncia che oggi presenterà un esposto alla magistratura: «Anche in passato è successa una cosa simile con il Babila, sono perseguitato, evidentemente c'è qualcuno che ce l'ha con noi. Non si spiega: io l’occupazione di suolo pubblico l’ho pagata».
Il sindaco, Maurizio Brucchi, replica però che «all’atto della contestazione la tassa di occupazione del suolo pubblico non era stata pagata». Il riferimento è ai verbali dei vigili urbani del 6 e 9 maggio.
«Ma comunque se adesso ha pagato, venga a dimostrarcelo e non farà i cinque giorni di chiusura. Certo, faccio notare che comunque l’iter non è stato completato». Nell’ordinanza c’è scritto che «manca la necessaria convenzione di concessione di suolo pubblico, atto prodromico e necessario per il perfezionamento conclusivo Suap».
Oggi dunque sarà il giorno della verità, si chiarirà il destino del locale riaperto da soli sei mesi, dopo il fallimento della precedente società che l’aveva in gestione. (a.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

