Ospedale, il comitato e Astolfi: «I tagli ci sono stati»

21 Gennaio 2018

ATRI. Il comitato "Il San Liberatore non si tocca" replica ai primari dell’ospedale di Atri, scesi in campo per difendere il proprio lavoro e sottolineare che la struttura non è affatto moribonda. In...

ATRI. Il comitato "Il San Liberatore non si tocca" replica ai primari dell’ospedale di Atri, scesi in campo per difendere il proprio lavoro e sottolineare che la struttura non è affatto moribonda. In una nota i rappresentanti del comitato Pierfrancesco Macera, Gianpiero Reitano e Roberto Marchione scrivono: «Nei giorni scorsi siamo stati attaccati da Monticelli, il quale, sbandierando ai quattro venti le prestazioni raggiunte dai medici del San liberatore, cercava di gettare fumo negli occhi dell’utenza, omettendo di riportare i numeri delle perdite causate dalla soppressione dei reparti. Specifichiamo che mai e poi mai ci siamo permessi di sindacare l’operato dei qualificatissimi operatori della nostra struttura sanitaria. Ma prendersela con le uniche persone che hanno preso le difese della struttura ci pare veramente assurdo. Se qualcuno pensa di metterci il bavaglio si sbaglia di grosso». La nota prosegue: «La valutazione se un ospedale comunque non funziona o potrebbe funzionare meglio a causa di politiche sanitarie penalizzanti, lasciamola all'utenza e non al personale stipendiato dall'azienda sanitaria. Il nostro comitato conta oltre 16mila cittadini che hanno firmato un documento di protesta e denuncia verso chi gestisce la programmazione sanitaria regionale. Ora chiediamo pubblicamente che il consigliere Monticelli integri i numeri pubblicati relativi alle prestazioni effettuate nel nostro nosocomio, facendo conoscere a tutti i numeri relativi al 2016 in maniera dettagliata per reparti così come fatto per il 2017». A gettare benzina sul fuoco si aggiunge il sindaco Gabriele Astolfi che dichiara: «Monticelli non faccia propaganda sul nostro ospedale, se è vero che se ci sono stati incrementi sulle prestazioni sanitarie questo significa che ce ne sarebbero state ancor di più se non fossero stati chiusi molti reparti cardine».