Ospedale unico, in Comune uno studio di fattibilità su tre siti
Brucchi replica seccamente a Mastromauro che chiede un presidio di primo livello sulla costa «È una follia, farà chiudere quelli di Atri e Sant’Omero. Ne serve uno solo per acuti: bisogna far presto»
TERAMO. Un ospedale unico che, a dispetto del nome, divide. La delibera del consiglio comunale di Giulianova che chiede un ospedale di primo livello sulla costa e il successivo altolà del sindaco Francesco Mastromauro al direttore generale Roberto Fagnano – a cui sostanzialmente è arrivato l’ultimatum “Smettila di propugnare l’ospedale unico o chiedo le tue dimissioni” – non sono cadute nel vuoto.
A raccogliere il guanto della sfida è il sindaco di Teramo, nonchè presidente del comitato ristretto dei sindaci, Maurizio Brucchi. Che ritiene «fuori da ogni logica fare un ospedale di primo livello a Giulianova». L’ospedale di primo livello, forse giova ricordarlo, è un ospedale importante, con una nutrita serie di reparti e specialistiche. «Mi sembra che su questo discorso non si stia seguendo la giusta strada. Capisco logica del sindaco Mastromauro che deve difendere suo territorio», esordisce Brucchi, «ma è fuori luogo chiedere dimissioni del direttore generale su una cosa di questo genere. Io non devo difendere nessuno, ma se vogliamo fare un ragionamento serio non ha senso puntare i piedi. Mettiamo che si faccia un ospedale di primo livello, oltre a quello di Teramo: avremmo due doppioni, non ha senso a 20 minuti di macchina. E poi quello di Giulianova per essere di primo livello dovrà “rubare” posti letto ad Atri e Sant’Omero, che dovrebbero chiudere come ospedali per acuti. Poi non sarebbe sostenibile dal punto di vista economico. Non dobbiamo dimenticare che paghiamo 60 milioni di euro l'anno di mobilità passiva: dipende dalle strutture, dalle attrezzature ma anche dal fatto che la sanità la fanno i medici e gli infermieri e viviamo una carenza di personale drammatica. Andremo ad acuire questa situazione con due ospedali di primo livello». Sarà lo studio di sostenibilità commissionato da Fagnano che fugherà ogni dubbio sulla fattibilità o meno della proposta giuliese.
Brucchi è sicuro che la soluzione migliore sia un solo ospedale per acuti «e due-tre ospedali di base con la lungodegenza e i presidi principali per il primo soccorso. Ma quando il cittadino deve fare un intervento importante va nell'ospedale per acuti». E pensa che l’ospedale unico per acuti vada fatto a Teramo. E per questo ha commissionato uno studio su due tre possibili siti nel territorio comunale. Sarà pronto per la prossima settimana. Il sindaco non svela dove siano i terreni presi in considerazione, ma si intuisce che una sia l’area industriale di Sant’Atto e un altro sia nelle vicinanze di San Nicolò.
«Il tempo stringe», incalza, «gli altri territori si stanno muovendo, Chieti e l'Aquila in primis. A Roma, al ministero, stanno già discutendo di risorse per agli altri ospedali d'Abruzzo.Se noi perdiamo tempo a litigare rimaniamo la palo. Se evitiamo i campanilismi possiamo bruciare gli altri sul tempo e diventare punto di riferimento della sanità: dobbiamo attrarre pazienti, non mandarli altrove. Ma ci vuole un ospedale nuovo, moderno, facilmente raggiungibile e in posizione baricentrica. E Teramo è baricentrica, considerando la montagna. Non possiamo dimenticare un territorio molto vasto dove sono stati ridotti anche i presidi di guardia medica. E poi non si è mai visto un capoluogo che non ha l’ospedale. Questo è il mio pensiero, dobbiamo avviare tutti una riflessione, sono pronto a fare una tavola rotonda. Certamente va fatto sull’asse Teramo-Giulianova. Ma una cosa è certa: fare due ospedali di primo livello è una follia. Non si va a migliorare la qualità del servizio e si acuisce la carenza di personale. La strategia vincente è un ospedale di altissimo livello e tre ospedali periferici con servizi di base. Perchè, alla fine, sono i pazienti che scelgono e se le prestazioni non sono competitive, vanno altrove».
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