Ospedali, tra le tre proposte Asl resta quella che salva Giulianova

15 Dicembre 2017

Il manager Fagnano le ha illustrate al tavolo tecnico voluto dal sindaco. Due presentano criticità soprattutto economiche, quella del nuovo presidio a Selva Piana può penalizzare Teramo

GIULIANOVA. La riorganizzazione e riduzione della rete ospedaliera che, altrimenti, rischia di finire nelle mani di commissari ministeriali: è questa la stella polare del piano presentato mercoledì dal direttore generale della Asl Roberto Fagnano ai componenti del tavolo tecnico dell’ospedale civile di Giulianova presieduto dal sindaco Francesco Mastromauro. Anche perché le verifiche sugli obiettivi raggiunti dai quattro presìdi mettono in luce gravi carenze sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo. Se è vero infatti che tutti e quattro gli ospedali hanno raggiunto gli obiettivi di accesso al pronto soccorso, oltre la metà degli ingressi con codice bianco e verde sono risultati inappropriati e conteggiati solo per far tornare conti. Nota positiva però per Giulianova che, nonostante le problematiche, ha offerto un numero di prestazioni appropriate maggiore di quelle di Atri e Sant’Omero. Solo a Teramo obiettivi raggiunti nei ricoveri in ortopedia, mentre per cardiologia e medicina gli obiettivi sono stati raggiunti in tutti i quattro i nosocomi. Nessuno dei quattro ha centrato gli obiettivi per la chirurgia generale che, inoltre, non offre interventi di eccellenza che potrebbero invertire il trend della mobilità passiva che ogni anno costa oltre 60 milioni di euro.
«Alla luce di questi dati Fagnano ha presentato tre proposte», ha detto soddisfatto Mastromauro, «e una accoglie pienamente i contenuti del documento approvato dal consiglio comunale». La prima ipotesi è quella dell’ospedale di primo livello vicino a San Nicolò con 36 Unità operative complesse (Uoc), un ospedale di base a Sant’Omero con 7 Uoc e due ospedali – Atri e Giulianova – a vocazione internistica, specialistica e riabilitativa. «La criticità di questa ipotesi sta nel fatto che fotografa la situazione attuale che, dai dati forniti dallo stesso Fagnano, risulta insostenibile sia in termini qualitativi che quantitativi», dice Ginesio Picchini, tra i componenti del tavolo di lavoro, «l’attuale offerta ospedaliera è infatti dispersiva e totalmente inappropriata rispetto ai reali bisogni». La seconda ipotesi prevede due ospedali di 1° livello, uno a Teramo e l’altro sulla costa a Giulianova, con 18 Uoc ciascuno. Gli altri due verrebbero riconvertiti in presidi di lungodegenza. «Qui la criticità è politica ed anche economica», dice Picchini, «perché l’ospedale di Teramo prevede altissimi costi di messa in sicurezza».
La terza ipotesi prevede la costruzione di un ospedale nuovo di 2° livello a Selva Piana di Mosciano, con Atri e Sant’Omero ospedali di base e Giulianova che diventa struttura di riabilitazione e lungodegenza con circa 217 posti letto. E qui nasce la domanda: Teramo sarà disposta a rinunciare all’ospedale per trasferirlo a Selva Piana? Una nuova riunione è prevista dopo l'Epifania per integrare il documento che sarà poi portato all'attenzione del governatore D'Alfonso.
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