Palazzi da demolire, è scontro tra Teramo Nostra e sindaco

4 Marzo 2017

TERAMO. Botta e risposta serrato, dai toni vivaci, quello che si è consumato tra l'associazione Teramo Nostra e l'amministrazione comunale in merito al recupero del teatro romano e in particolar...

TERAMO. Botta e risposta serrato, dai toni vivaci, quello che si è consumato tra l'associazione Teramo Nostra e l'amministrazione comunale in merito al recupero del teatro romano e in particolar sulla questione dell'abbattimento dei palazzi Salvoni e Adamoli. «Il sindaco ha intenzione di consolidarli»: l'accusa di Teramo nostra. «Verranno smantellati, rimarrà in piedi solo palazzo Massignani»: la replica del primo cittadino Maurizio Brucchi.

Ieri mattina, in una conferenza stampa, il presidente di Teramo Nostra Piero Chiarini e l’esponente Sandro Melarangelo hanno lanciato pesanti critiche all'amministrazione comunale. «Piccoli grandi affari tengono in ostaggio la città e non permettono che il teatro ritorni in mano ai suoi abitanti. Qui a Teramo si preferisce abbattere quello che è rimasto di antichità romane per salvaguardare gli interessi di qualcuno» hanno dichiarato i due denunciando la volontà di consolidare i due palazzi. L'associazione ha accusato l'amministrazione da un lato di essersi sempre accodata alle iniziative portate avanti da Teramo nostra per il recupero del teatro e dall'altra di non averla mai interpellata in merito. «Chiediamo le dimissioni del sindaco e se ci sarà bisogno siamo pronti anche ad azioni clamorose come l'occupazione di palazzo di città» hanno concluso i due rappresentanti. Immediata la risposta del primo cittadino Brucchi che, tavola di progettazione del recupero del teatro alla mano, ha replicato: «Come potete ben vedere i due palazzi verranno abbattuti. Non ho tempo per le polemiche e martedì andrò a firmare a Roma per il milione e mezzo concesso dal ministero. Se l'associazione vuole attivarsi si prodighi per portare a casa il milione e mezzo mancante accantonato dalla Regione, che serve per completare il progetto, visto che i fondi di ministero e Fondazione Tercas ci sono. E per quanto riguarda il progetto esecutivo e il presunto ritardo della consegna, la scadenza è fissata al 31 marzo perchè ci sono stati ricorsi sul progetto». Chiarini e Melarangelo così hanno replicato: «Siamo forse noi gli interlocutori della Regione? Noi faremo la nostra parte, ma l'amministrazione,visto che non ci ha mai interpellati, non ci usi come bancomat per i soldi. Vigileremo perchè le risorse vengano usate correttamente. Il sindaco avrebbe dovuto fare come il suo precedessore Carino Gambacorta che dopo aver concepito un progetto li esponeva alla città nella sala consiliare. Oggi invece il futuro della città viene deciso dalla mattina alla sera tra le mura del gabinetto del sindaco».

Emanuela Michini

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