Palazzo Gavioli, scattano nuovi sigilli

Dopo il dissequestro disposto un mese fa dal tribunale del Riesame, nuovo provvedimento della Corte d’appello
GIULIANOVA. I procedimenti giudiziari a scandire una vicenda complessa come quella di palazzo Gavioli. A poco più di un mese dal dissequestro disposto dal tribunale del Riesame, ieri mattina per l’edificio sul lungomare sono nuovamente scattati i sigilli su disposizione della Corte d’appello che, su richiesta della Procura generale, ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Il provvedimento, emesso una settimana fa, è stato eseguito dai carabinieri forestali. Il sindaco Jwan Costantini è stato nominato custode giudiziario.
Sullo sfondo due gradi di giudizio già superati e una sentenza di appello che ha confermato le condanne di primo grado e la confisca dell’edificio. Nei primi mesi del 2020 la Cassazione dovrà mettere la parola fine. Nel frattempo il caso del palazzo Gavioli a Giulianova appare ancora lontano dalla conclusione, almeno dal punto di vista dei procedimenti di sequestro e dissequestro. Un mese fa il tribunale del Riesame aveva dissequestrato la palazzina e ordinato la restituzione accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Antonio Valentini e Sabrina Altamura per conto di Nino Gavioli quale rappresentante della società Gavoli e Restauri srl. Il ricorso era stato presentato contro il provvedimento con cui nel giugno di quest’anno la Corte d’appello aveva rigettato l’istanza di revoca del sequestro preventivo dell’immobile confermando la confisca di primo grado. E non solo. L’appello, infatti, ha confermato la condanna a un anno per il costruttore Gavioli e a un anno e sei mesi per l’ex dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova Roberto Olivieri, accusati di falso e abuso d’ufficio (per entrambi pena sospesa). Il presunto abuso edilizio si era prescritto già in primo grado, mentre erano rimasti in piedi i reati di abuso d’ufficio e falso rispetto ai quali a Gavioli e Olivieri veniva contestato il rilascio di un permesso a costruire in variante alla società Gavioli, che (secondo l’accusa) le avrebbe dato la possibilità di realizzare opere in palese contrasto con il Prg. La palazzina, situata di fianco al Kursaal e negli anni al centro di proteste e polemiche, venne sequestrata, in parte, nel gennaio del 2010 in seguito a un esposto dei residenti del condominio confinante. Da qui l’avvio di un’indagine che aveva portato all’apertura di un fascicolo per abuso edilizio. Secondo l’accusa della Procura (il pm Silvia Scamurra titolare del fascicolo) l’edificio era stato realizzato in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico in assenza di permesso di costruire, con i lavori iniziati dopo la scadenza annuale del termine per l’avvio degli interventi. Inoltre gli inquirenti contestavano la nullità del titolo edilizio perché rilasciato sulla base di un progetto non conforme alle prescrizioni di legge e alle norme del Prg che regolano le distanze tra edifici e dal fronte strada.
(ha collaborato
Alfonso Aloisi)
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