Palumbi: «Non sono un corruttore Ho subìto comportamenti altrui»

L’imprenditore teramano finito agli arresti domiciliari risponde per tre ore alle domande del giudice I legali: «Nessun eccezionale ribasso, tutti i pagamenti corrispondono a lavori effettivamente eseguiti»
ANCONA. È una strategia difensiva già ben delineata quella che porta l’imprenditore teramano Carlo Palumbi a parlare per quasi tre ore nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Ancona Sonia Piermartini e a respingere con forza l’accusa di corruzione. A differenza degli altri quattro arrestati (un geometra comunale e altri tre imprenditori) non si avvale della facoltà di non rispondere e, assistito dagli avvocati Gennaro Lettieri e Renzo Di Sabatino, ricostruisce tutto quello che gli viene contestato nell’ambito della maxi inchiesta per corruzione della Procura di Ancona su presunti appalti pilotati (fascicolo del pm Ruggiero Dicuonzo e dell’aggiunto Valentina D’Agostino).
Secondo l’accusa l’impresa edile Procaccia di Palumbi si è aggiudicata l’appalto per la realizzazione dei lavori di riqualificazione del Passetto (un’area verde di Ancona) con un ribasso d’asta del 25.654% per un importo complessivo dei lavori pari a 418.115,60 euro. «Nella fase di esecuzione dell’appalto la società del Palumbi risultava affidataria di ulteriori lavori attraverso l’indebito ricorso a varianti in corso d’opera rispetto all’oggetto dell’appalto» si legge a questo proposito nell’ordinanza in cui il gip mette in collegamento gli appalti «con utilità non meglio precisate» che il geometra comunale avrebbe ricevuto dall’imprenditore teramano. Dice l’avvocato Di Sabatino: «Non c’è stata nessuna corruzione. Tutte le somme che ha preso corrispondono a lavori effettivamente eseguiti. Anzi sono stati eseguiti lavori in più e neppure pagati. Si è trovato in una situazione in cui ha subito comportamenti e non li ha sollecitati». Entra nello specifico l’avvocato Lettieri: «Non è un corruttore. Il ribasso del 25% era in linea con le proposte delle altre 12 ditte che hanno partecipato in una gara tale per cui era impossibile una manipolazione. Ha chiarito che tutte le somme incassate sono riferite ad opere puntualmente eseguite». E precisa: «La circostanza dell’aggiudicazione dell’appalto in ragione dell’eccezionale “ribasso” d’asta offerto dal Palumbi non corrisponde assolutamente al vero. È evidente che crollato il presupposto accusatorio dell’eccezionale “ribasso” l’intera prospettiva accusatoria è destinata a crollare. Va da ultimo aggiunto che l’indagato non aveva mai partecipato a una gara del Comune di Ancona e non aveva contatti né con tecnici né con politici di quella città».
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