Parassita minaccia i castagneti dei monti della Laga

11 Ottobre 2014

L’appello di un giovane agricoltore: nessuno fa niente e il nostro “marrone” rischia di sparire nell’indifferenza

VALLE CASTELLANA. «I castagneti muoiono sotto i nostri occhi e con essi i sacrifici di generazioni di produttori e l’identità stessa della Laga, ritenuta fino a poco fa l’area del “marrone” più buono d’Italia». Il grido di dolore arriva da Joseph De Remigis, un giovane coltivatore di Valle Castellana che ha ereditato l'attività dal nonno e che ha diffuso una lettera aperta per lanciare un appello disperato alle istituzioni. Un parassita sta distruggendo ettari di castagneti, in barba alle fatiche di tante famiglie che vivono di questo lavoro nonostante le difficoltà naturali legate alle coltivazioni a 700 metri di quota con produzioni completamente biologiche. «La mia famiglia è di Valle Castellana», scrive De Remigis, «coltivatori da tre generazioni: abbiamo castagneti, meleti, nocciole, noci, pere, uva, fichi, coltiviamo patate, pomodori, tutti gli ortaggi di qualsiasi stagione. Stiamo perdendo tutto nell’impotenza, qualsiasi tipo di frutto, qualsiasi piantagione che sia di patate o che sia di pomodori. Su questi ultimi le cause, come direbbero i vecchi di montagna, potrebbero essere riconducibili alle "colpe della stagione" (troppa o poca pioggia, troppo o poco sole), ma qualcuno inizia ad attribuirle anche al proliferare degli insetti, proprio l’oggetto del problema dei coltivatori».

De Remigis spiega che Valle Castellana, comune del Parco nazionale Gran Sasso-Laga, è territorio di produzione del “marrone” più buono d'Italia che rischia di sparire definitivamente a causa del cinipide del castagno, un insetto arrivato da circa 5 anni che ha già colpito i castagneti del Nord Italia. «A differenza delle Regioni del Nord», spiega il giovane coltivatore, «dove si è deciso di combatterlo con un altro insetto antagonista debellando il problema e guarendo i castagni, da noi tutto avviene nel silenzio delle istituzioni. I castagni, fonte di sussistenza da oltre cent’anni, il nostro marchio, la nostra tradizione, stanno morendo senza che nessuno ci aiuti e non potendo noi agire nè chimicamente, nè in nessun'altra forma per via dei vincoli del Parco». Tanto per rendere l’idea De Remigis spiega che il rapporto nella produzione pre e post-cinipide è di 100 a 1. «Ottobre è il mese delle castagne, i boschi sono decespugliati per favorire la raccolta, dovrebbero iniziare a cadere i ricci ma le piante stanno seccando senza produrre nulla a causa della morte lenta inflitta dai parassiti. Che qualcuno ci aiuti a salvare i castagneti», conclude il giovane coltivatore, «l'anno scorso ho avuto un danno economico di 4mila euro solo per i castagneti, che per noi sono tantissimi. Mio nonno mi ha lasciato le redini dell'azienda, ma io non so più cosa fare. L'agricoltura è la mia vita, una passione che non voglio abbandonare».

Marianna De Troia

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