Salvatore Parolisi e Melania Rea

TERAMO

Parolisi in tv, la rabbia dei Rea: «La verità è quella dei processi» 

L’ex militare condannato a 20 anni per aver ucciso la moglie oggi a Chi l’ha visto durante un permesso. Il fratello della donna: «È una cosa che ci addolora, questo Stato continua a dimenticare le vittime»

TERAMO. «In tv lui ripeterà che è innocente, che non ha ucciso. Ma niente potrà cancellare quello che ha fatto. Pensare che lo dirà ancora una volta ci addolora e ci fa tanta rabbia»:

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lo strazio di Michele Rea da 12 anni è così concreto e lacerante da rimanerti appiccicato addosso tutte le volte che ci parli.

leggi anche: Dieci anni dal delitto di Melania, il papà: "Non c’è stata giustizia" Gennaro Rea: "Dopo mia figlia tante altre donne uccise, ma lo Stato resta a guardare la strage. Penso a tutti i genitori come me e mia moglie, ne ho contattati tanti per sentirci meno soli"

Il lui di cui non pronuncia mai il nome – «non lo abbiamo più fatto da quando mia sorella Melania non c’è più» – è l’ex caporal maggiore Salvatore Parolisi, condannato a vent’anni per l’omicidio della moglie Melania Rea e attualmente recluso nel carcere milanese di Bollate. Il detenuto Parolisi, in carcere dal 2011 e quindi con oltre metà pena scontata, ha maturato le condizioni per poter chiedere permessi premio e proprio durante uno di questi permessi ha rilasciato un’intervista esclusiva alla trasmissione di Rai Tre “Chi l’ha visto?” che questa sera andrà in onda.

Papà Gennaro Rea, la moglie Vittoria e il figlio Michele

«Può dire quello che vuole», dice Michele che parla anche a nome del padre Gennaro e di tutti i familiari, «ma ci sono tre sentenze, tre gradi di giudizio che stabiliscono che lui ha ucciso mia sorella lasciandola agonizzante, colpendola mentre la figlioletta era in macchina. Dopo l’omicidio di Melania la mia famiglia ha fondato un’associazione contro la violenza sulle donne perché l’attenzione resti sempre alta, ma è lo Stato che deve fare di più. Invece resta al balcone a guardare gli omicidi che aumentano, a fare sconti agli assassini che possono rifarsi una vita. Ma alle vittime chi ci pensa?».

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