Parolisi torna in Cassazione per chiedere uno sconto

TERAMO. In primo grado è stato condannato all’ergastolo, in appello a trent’anni e, successivamente al ricorso in Cassazione, a venti. Dopo quattro processi che lo hanno riconosciuto colpevole dell’om...
TERAMO. In primo grado è stato condannato all’ergastolo, in appello a trent’anni e, successivamente al ricorso in Cassazione, a venti. Dopo quattro processi che lo hanno riconosciuto colpevole dell’omicidio della moglie Melania Rea, massacrata con 35 coltellate e lasciata agonizzante nel bosco di Ripe, l’ex caporal maggiore Salvatore Parolisi il 13 giugno comparirà nuovamente davanti ai giudici della Suprema Corte per chiedere uno sconto di pena. Quel giorno, infatti, sarà discusso il ricorso presentato dai legali di Parolisi. Nel ricorso bis si reclama il riconoscimento delle attenuanti generiche: ovvero quelle circostanze non di fatto delle quali un giudice può tener conto per diminuire la pena fino ad un terzo.
Per Parolisi i legali (Valter Biscotti, Nicodemo Gentile e Federica Benguardato) insistono «su pregressa incensuratezza, giovane età, attaccamento alla figlioletta, qualità di uomo mite e di militare impegnato in missioni umanitarie». I legali dell’ex caporalmaggiore hanno impugnato la sentenza con cui i giudici della corte d’appello di Perugia, così come disposto dalla Cassazione, hanno rivisto la condanna eliminando l’aggravante della crudeltà. Perchè per la Suprema Corte, giuridicamente, non è possibile contestarla in un delitto non premeditato. I giudici di Perugia, pur rivedendo la pena al ribasso senza l’aggravante della crudeltà, non hanno riconosciuto a Parolisi le attenuante generiche motivando in maniera circostanziata i perchè di tale decisione: dall’aver lasciato la donna agonizzante al vilipendio, dai falsi alibi alla mancata collaborazione con gli investigatori. «Egli non ha ammesso gli addebiti», hanno scritto, «non ha palesato segni di resipiscenza, non ha fornito alcun contributo utile all’accertamento della verità e per contro ha costantemente, fin dal primo momento, operato per alterare il corso delle indagini e nascondere tracce».(d.p.)
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