Parrucchieri pronti al via «Fermi nei mesi migliori»

La regola più discussa è che il cliente debba essere seguito da un solo operatore Tutti hanno ridotto le postazioni per le distanze. Difficile trovare i guanti
TERAMO. Nessun tentennamento: i parrucchieri lunedì riapriranno tutti, anche perchè sono subissati da richieste di prenotazioni. Tentennamenti no, ma mugugni si: sono diverse le norme che suscitano perplessità.
Lavori in corso da Aldo Coppola by Elisa Centinaro: «Siamo togliendo quello che non si può più usare, ad esempio le grucce nello spogliatoio, che vanno sostituite da scatole. La sanificazione», spiega Elisa Centinaro, «la farò all'ultimo momento, cioè sabato. Il problema è che non sappiamo a oggi con sicurezza quale dovrà essere l'assetto del locale. Ho comprato i nastri adesivi per segnare postazioni e percorsi, aspetto che domani sera (stasera per chi legge, ndr) la Asl faccia la simulazione. Siamo soddisfatti che ci facciano riaprire, ma le distanze sono esagerate: non capisco perchè una persona possa stare a un metro al bar e debba stare a due metri dal parrucchiere. Anche la certificazione mi sembra eccessiva. I negozi organizzati a zone, dove c’è personale specializzato per ognuna, per esempio il taglio o la parte tecnica, hanno difficoltà: solo un operatore si deve occupare dello stesso cliente».
«Sono stato fortunato per la disposizione del negozio, a più piani e con più vani: ho ricavato cinque postazioni su otto», osserva Filippo De Donatis, «ci hanno messo però una marea di fretta, ieri sono uscite le ultime disposizioni. E non è semplice trovare tutti i dispositivi. Penso sia una follia che un operatore debba seguire un solo cliente: chi fa il taglio di solito non fa la messa in piega. Io però sono fiducioso perchè siamo artigiani, abbiamo sempre fatto un po' da soli, la soluzione la troviamo. L'importante è che ci hanno fatto riaprire. Due mesi di fermo sono stati duri, veniamo dai terremoti, dalla crisi economica e sono capitati proprio in uno dei periodi in cui si incassa di più».
Si respira ottimismo da Evos: «Per come è impostato il negozio non cambia molto, già ci facevano lavorare con mantelline, camici monouso e spazzole sterilizzate», spiega Enrico Cimini, «l'affluenza sarà più programmata e dovremo lavorare con un cliente alla volta, seguito dall'inizio alla fine. Questo per noi non è un problema perchè siamo interscambiabili in tutti i settori. Le postazioni sono di meno: ne possiamo utilizzare quattro. Finalmente ci fanno riaprire, due mesi e mezzo di stop pesano a livello economico ma anche psicologico».
Anche Dario Montecchia si è attrezzato: «Abbiamo tolto alcuni posti di lavoro per le distanze di sicurezza e messo il plexiglass ai lavaggi. Abbiamo una pedaliera igienizzante per le mani e uno schermo alla cassa. Mi sono anche procurato una buona macchina igienizzante, per farlo almeno due volte al giorno, come prevede il regolamento regionale. Il problema esiste: è meglio tutelarci e tutelare i clienti. E’ gravissimo che, ad esempio, non si trovino i guanti: io li avevo, ma c'è difficoltà a trovarli. Riapriamo con le dovute cautele, ma si può riaprire alla grande. Certo, il fermo c’è stato nel periodo più proficuo: da marzo a giugno si salva l'anno, fra cresime, comunioni, matrimoni».
L'obbligo per i parrucchieri, così come per le altre attività di servizi alla persona, di richiedere al cliente la compilazione del modello di autocertificazione e di conservarlo fino alla fine dell’emergenza sanitaria, previsto dall'ordinanza 56 del presidente della Regione Marsilio, ha destato diverse preoccupazioni e dubbi tra gli operatori del settore. Ad evidenziarlo è l'assessore al commercio di Teramo Antonio Filipponi, che nei giorni scorsi ha contattato la Regione per trovare una soluzione. «Si tratta di un aspetto che ha creato un po' di confusione», spiega Filipponi, «le parrucchiere hanno espresso perplessità in merito al fatto di richiedere un documento di riconoscimento non essendo pubblici ufficiali, e su tutto quello che riguarda il trattamento dei dati per la privacy. Per questo in un clima di collaborazione abbiamo chiesto alla Regione di produrre un documento specifico per i parrucchieri, che non abbia bisogno della firma di un pubblico ufficiale o di fare un registro delle presenze con orario e nominativo». (a.f.-a.m.)
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