Pascal-Comi-Forti, autogestione contro il trasferimento delle sedi

Lettera degli studenti a Di Bonaventura: «Un affronto spostarci nella struttura del liceo scientifico» Il presidente della Provincia atteso a un’assemblea chiarificatrice. Il Pd: sul trasloco uscita improvvida
TERAMO. «Un affronto». Gli studenti di Comi, Forti e Pascal non usano mezzi termini per definire la proposta uscita dal tavolo sul dimensionamento scolastico della Provincia. Secondo il riassetto ipotizzato dall’organismo istituzionale dovrebbero lasciare le sedi alla Cona per trasferirsi nella struttura in via Sturzo che attualmente ospita il liceo scientifico. Gli studenti però non ci stanno e dopo lo sciopero di ieri, in segno di protesta da domani faranno scattare l’autogestione nei due istituti. Durerà una settimana in attesa che il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura vada personalmente da loro a discutere in assemblea del trasferimento.
I rappresentanti degli studenti ieri mattina lo hanno incontrato negli uffici di via Milli, ma per pochi minuti, giusto il tempo di consegnargli la lettera in cui rigettano le motivazioni del trasloco. Nel testo scrivono, dunque, che si tratta di un affronto. La necessità di decongestionare il traffico alla Cona «sembra ridicola anche tendono conto che l’economia del quartiere si avvantaggia della presenza degli studenti e degli operatori» delle due scuole. Anche la mancanza di marciapiedi e la conseguente scarsa sicurezza nei pressi delle sedi attuali non convince affatto gli studenti. Secondo loro, la situazione nella zona in cui trova lo scientifico non è migliore. «Dove sono i marciapiedi in via San Marino?», chiedono i ragazzi rivolgendosi a Di Bonaventura, «le sembra che quel punto della città sia poco trafficato?». Il trasferimento quindi assume per loro un profilo discriminatorio, penalizzante per gli istituti tecnici. I ragazzi, inoltre, considerano una provocazione il commento del consigliere provinciale Severino Serrani secondo cui «le proteste lasciano il tempo che trovano». Sollecitano dunque un ripensamento a tutela degli studenti che «come lei presidente hanno frequentato con orgoglio quei corsi di studio».
A sostegno della protesta si schiera il Pd per il quale l’ipotesi di spostamento degli istituti è stata una «sortita improvvida» di Di Bonaventura. «Ha dimenticato che tale decisione non attiene al processo di dimensionamento scolastico», afferma il partito, «ancor più perché il tavolo su Teramo non ha deciso nulla in merito al dimensionamento nel senso corretto del termine evitando di affrontare la tematica delle reggenze che ad oggi resta irrisolta». L’atteggiamento del presidente, fa notare il Pd, stride con i metodi applicati dal suo predecessore Renzo Di Sabatino. «Mai la sua amministrazione ha deliberato alcuno spostamento di istituti superiori, sostenendo sempre che ogni scelta avrebbe trovato naturale discussione in un costituendo tavolo istituzionale con Comune di Teramo e dirigenti scolastici, ascoltando tutti i portatori di interesse. La scelta della condivisione preventiva avrebbe concesso dignità e ascolto a tutte le istanze delle le parti sociali». Lo spostamento di una scuola, fa notare il Pd, ha ricadute urbanistiche, economiche e sociali «che vanno discusse nell’ottica dell’intero patrimonio scolastico della città».
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