Pedane e ombrelloni È guerra anche sul Babila

La prefettura chiede al municipio se il manufatto di via Michitelli è stato rimosso I De Remigis diffidano il Comune a ritirare l’ordinanza per il caffè Grande Italia
TERAMO. E’ un vero e proprio braccio di ferro quello che si è creato fra il Comune e Adriano e Daniele De Remigis, padre e figlio titolari del Babila e del Grande Italia.
Il problema riguarda lo storico caffè di piazza Martiri, ma anche il Babila. L’altroieri è stata notificata all’amministratore unico della Dcl di cui è amministratore unico Daniele De Remigis un’ordinanza del sindaco Maurizio Brucchi che impone la chiusura per 5 giorni e la rimozione dei due grandi ombrelloni posti davanti al bar, in piazza Martiri. Ieri inoltre la prefettura ha chiesto al Comune se il Babila aveva ottemperato a cambiare la pedana del locale di via Michitelli. Pedana ritenuta irregolare dal Comune, decisione contro cui i De Remigis avevano fatto ricorso in prefettura, perdendolo. Non si sa che farà adesso il Comune, mentre il titolare del locale pare sia all’oscuro di tutto, visto che non gli è stato ancora notificato alcun atto.
Sull’altro fronte, quello del Grande Italia, i titolari hanno deciso di non ottemperare a quanto disposto: il bar è rimasto aperto anche ieri e i due grandi ombrelloni sono rimasti al loro posto. Anzi: i due imprenditori si sono rivolti allo studio legale Pelillo che ha studiato la loro posizione e ieri sera ha inviato una diffida al Comune a ritirare l’atto. Gli avvocati, specializzati in diritto amministrativo, ritengono che incrociando regolamenti e leggi vigenti non ci sono i presupposti per un provvedimento tanto radicale. Tantopiù che pare che un permesso già ci fosse. E che il 19 maggio De Remigis ha versato al Comune di Teramo 3.883 euro per l’occupazione di suolo pubblico, oltre ad aver fatto una fideiussione di 11mila euro.
Ora si vedrà quale sarà la contromossa del Comune. Se cioè sarà possibile un accordo fra le parti o se si continuerà a colpi di verbali e di multe salate. Bisogna infatti fare la necessaria voltura del provvedimento Suap, che non ha finito l’iter. Nell’ordinanza di Brucchi infatti c’è scritto che «manca la necessaria convenzione di concessione di suolo pubblico, atto prodromico e necessario per il perfezionamento conclusivo Suap».
De Remigis l’altroieri aveva annunciato di voler chiudere sia il Babila che il Caffè Grande Italia e quindi di far saltare i 40 posti di lavoro garantiti dai due locali in centro. Decisione che forse sarà confermata da eventuali provvedimenti che potrebbero riguardare il Babila.
«Io non ho ricevuto niente al riguardo, ma a questo punto non escludo nulla», dichiara laconicamente Adriano De Remigis, «ci stanno nei fatti impedendo di lavorare. Ma mi riservo di chiedere i danni per tutto quello che ci sta succedendo». (a.f.)
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