Pensione pignorata a un anziano Il giudice la sblocca, le Poste no
Il caso di un uomo di 82 anni malato: quei soldi sono la sua unica fonte di sostentamento L’associazione consumatori Robin Hood: «Anche con la sentenza dovrà aspettare due mesi»
TERAMO. Arriveranno giustificazioni tecniche per i tempi della burocrazia, ma non serviranno a spiegare il perchè un uomo di 82 anni malato di Parkinson da giugno è senza la sua pensione, circa mille euro, unica fonte di sostentamento di una famiglia di tre persone. E’ la storia di un conto corrente postale pignorato per il pagamento di vecchie spese condominali quella che denuncia l’associazione dei consumatori Robin Hood e che qualche giorno fa è approdata anche in un’aula di tribunale con un recente provvedimento del giudice dell’esecuzione che ha ordinato «a Poste italiano l’immediato svincolo di tutte le somme sottoposte a pignoramento» stabilendo che mensilmente possa essere pignorato solo un quinto della pensione dell’anziano.
Ma la sentenza non è stata ancora applicata e l’uomo e la sua famiglia da giugno sono senza pensione. «Non mi vergogno a dire che la pensione di papà in questo momento è l’unico sostentamento della nostra famiglia», racconta il figlio dell’anziano che dopo aver presentato una denuncia ai carabinieri si è rivolto anche all’associazione dei consumatori, «si tratta di 630 euro di pensione sociale e di 430 di invalidità visto che mio padre è malato di Parkinson e quindi necessita di medicinali particolari. Quello che ci è capitato è veramente una storia assurda indegna di un Paese che si dice civile. Quando siamo andati alle Poste anche con la sentenza del giudice ci hanno detto che questo genere di operazioni viene fatto dalle sedi centrali e che quindi bisogna aspettare almeno un paio di mesi prima che tutte le operazioni siano ultimate. E mio padre, intanto, ad 82 anni aspetta». L’anziano genitore si è visto pignorare il conto corrente postale per 9700 euro di vecchie spese condominiale non pagate. Ma su quel conto corrente postale c’è solo la pensione.
La famiglia, tramite il legale Angelita Calandra, ha anche inviato una diffida alle Poste chiedendo l’immediato svincolo delle somme sul conto e allegando copia della sentenza del giudice delle esecuzioni. Ma fino a questo momento non c’è stata nessuna risposta.
Pasquale Di Ferdinando dell’associazione dei consumatori Robin Hood non lesina accuse alle Poste. «E’ veramente vergognoso che queste persone siano costrette a subire il ricatto della burocrazia e l’assurda ipotesi delle necessità di due mesi per lo sblocco del conto anche in presenza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Nell’epoca della tecnologia evidentemente le Poste sono rimaste ferme ai tempi biblici».(d.p.)
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