Pensioni, domande alla Asl da 30 medici

10 Aprile 2019

Sono state depositate da gennaio per via tradizionale e “quota 100”. Seminario con l’assessore Verì per studiare soluzioni

TERAMO. I pensionamenti sono diventati un’emergenza alla Asl di Teramo. Il problema del normale esodo a cui si somma però il varo della “quota 100” è avvertito in tutta Italia ma assume dimensioni preoccupati in quelle regioni che sono state interessate da un piano di rientro come l’Abruzzo, in cui sono state bloccate per anni le assunzioni.
E fra le quattro Asl abruzzesi, l’azienda di Teramo, nonostante le continue assunzioni, è quella messa peggio, visto che deve colmare un gap maggiore rispetto alle altre. Per questo il direttore generale, Roberto Fagnano, ha organizzato per ieri pomeriggio un seminario di studi su «La mancanza di medici nel servizio sanitario. Gli effetti della “quota 100”». E’ stato presentato al riguardo una studio della Fiaso sulla carenza, anche in prospettiva, di medici in Italia. «La sfida del futuro per garantire un buon livello dell’assistenza sanitaria non è solo fare assunzioni, ma è trovare i medici che vogliono venire a lavorare nei nostri ospedali», ha commentato Fagnano, riferendosi ad alcuni concorsi andati deserti.
La situazione a Teramo è questa: fino ad aprile sono state presentate 96 domande di pensionamento “tradizionale” (a fine anno se ne prevedono almeno 160), di queste 26 sono di medici. Per “quota 100” invece sono arrivate 60 domande di pensionamento e quattro sono di medici. Un numero così esiguo si spiega con il fatto che la legge contiene uno sbarramento – spiega il direttore amministrativo Maurizio Di Giosia – visto che chi va in pensione con “quota 100” non può svolgere un’attività lavorativa fino a 67 anni (se non fino a 5mila euro di introiti all’anno). L’impatto è invece notevole per tutte le altre figure sanitarie, dagli infermieri agli Oss, ai fisioterapisti e ai tecnici di laboratorio (per queste ultime due figure sono stati già banditi i concorsi). Per gli infermieri c’è ancora disponibilità in graduatoria, per gli Oss è invece esaurita e la Asl sta ricorrendo alla mobilità.
Il direttore della Fiaso, Nicola Pinelli, ha spiegato che il problema è nazionale e di notevole dimensioni: nel 2019 si prevede che andranno in pensione 5.804 medici, 6.507 nel 2020 e 7.537 l’anno successivo, solo per fare degli esempi. Di contro, non arriveranno sul mercato altrettanti specializzati: se ne prevedono disponibili nel pubblico in media 4.653 all’anno. Quest’ultimo aspetto è stato sottolineato dal rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, che ha rimarcato come il problema dei pensionamenti si conosce da parecchi anni ma non sono stati aumentati i posti nelle scuole di specializzazione. Gaudio ha ricordato inoltre, che il percorso di uno specializzando dura cinque anni.
Le conclusioni sono state affidate all’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì, di ritorno da Roma, dalla verifica da parte del tavolo tecnico sull’andamento della sanità regionale, che ha riportato un giudizio positivo. Sulla mancanza di medici l’assessore ha detto che è un problema complesso a livello nazionale e che si dovranno trovare misure anche straordinarie per colmare le lacune più evidenti.
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