Perseguita la ex fidanzata: arrestato

22 Settembre 2018

Trentenne giuliese finisce in carcere dopo aver violato il divieto di avvicinamento alla donna imposto dal giudice

TORTORETO. I carabinieri di Tortoreto lo avevano denunciato per stalking pochi mesi fa. Daniele Pacitti, 30 anni di Giulianova, infatti, non si era rassegnato alla fine del rapporto di convivenza con la ex compagna, una 30enne della provincia di Rieti, ed aveva incominciato già da alcuni mesi a perseguitarla tanto che dopo la denuncia per atti persecutori da parte dei militari tortoretani, il gip Roberto Veneziano a fine luglio aveva emesso un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla parte offesa.
Secondo i militari l’uomo, benchè consapevole del divieto, aveva raggiunto la vittima a Rieti ed aveva continuato a stalkizzarla.La donna, per timore della propria incolumità, aveva chiesto l’intervento della questura reatina tanto che i poliziotti avevano arrestato l’uomo in flagranza di reato. Ieri mattina l’epilogo.
I carabinieri di Tortoreto, in collaborazione con i colleghi di Giulianova, hanno rintracciato ed eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dallo stesso gip, su richiesta del sostituto procuratore Silvia Scamurra la quale ha concordato con gli esiti dell’attività investigativa dei carabinieri tortoretani diretti dal luogotenente Bonaventura Dell’Erba. Questa volta per Pacitti nessun divieto o ammonimento ma il carcere. Ieri, il 30enne giuliese è stato prelevato e trasferito nel carcere di Castrogno. Dunque, ancora una volta le misure alternative al carcere non sono bastate ad arginare molestie e stalking. La fine della relazione fra i due trentenni non era stata accettata dall’uomo che, anziché tenersi lontano come gli aveva inizialmente prescritto il gip, era andato in trasferta per continuare a perseguitare la sua ex. A fine luglio gli era stato notificato il divieto di avvicinamento e ad agosto era stato bloccato dalla polizia e poi rimesso in libertà. Nel frattempo, però, la serie di atti e violazioni commessi sono diventati pesanti atti d’accusa nei suoi confronti che hanno portato il magistrato a decidere per l’inasprimento della pena.
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