Più poveri alla mensa di San Francesco

17 Dicembre 2020

Con la crisi causata dalla pandemia si presentano sempre più italiani: ogni giorno i volontari garantiscono 30 pasti

GIULIANOVA. Non si è mai fermata l’azione dell’associazione “Gli scriccioli di Serafino” nata in ricordo del frate Serafino Colangeli per mantenere attiva, sempre e comunque, la mensa Casa San Francesco al servizio dei poveri sotto l’egida della Piccola Opera Charitas. Neanche durante la pandemia il lavoro dei volontari si è fermato e in questo periodo hanno assicurato maggiore presenza proprio per fronteggiare l’aumento delle richieste. È aumentato soprattutto il numero dei cittadini locali che, insieme a molti extracomunitari, quotidianamente ricorre alla mensa da dove escono trenta pasti al giorno (cinque in più del pre-Covid). Tra i nuovi poveri uomini e donne che hanno perso lavoro, divorziati, senzatetto e comunque in condizioni di precarietà. I volontari, guidati dal presidente dell’associazione Roberto Di Odoardo, hanno sfidato il Covid pur di essere vicini ai tanti cittadini.
Per superare le restrizioni è nata un’idea nuova, ovvero quella del “Cestino mancante”: un’iniziativa che sta coinvolgendo diversi privati al fine di reperire fondi da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari destinati alla preparazione dei pasti da asporto, per il pranzo e la cena, che vengono distribuiti nei locali della mensa Casa San Francesco. Lo stesso presidente Di Odoardo ricorda la frase pronunciata da una donna che fa capo alla mensa: «In questo tempo di pandemia ho perso tutto: lavoro, serenità, amicizie. Grazie, perché oltre ad offrirmi un pasto caldo avete fatto molto di più, mi sono sentita accolta». Ogni giorno “Gli scriccioli di Serafino”, con le offerte raccolte, preparano decine di pasti da offrire ai più bisognosi. Vengono consegnati due cestini, a per mezzogiorno e la sera. Di Odoardo lancia un appello rivolgendosi a chi può ricordando che ci sono persone che hanno bisogno di aiuto. La psicologa Monia Mattiucci, da anni al servizio di chi frequenta la mensa, sottolinea: «Da marzo, con l’emergenza sanitaria, la mensa ha riorganizzato il suo servizio offrendo una trentina di pasti al giorno non più serviti al tavolo nelle sale della Casa San Francesco, ma da asporto. Sono molti i bisogni espressi cui tale servizio ormai da anni risponde: uomini separati, persone che hanno dovuto rinunciare a un’occupazione stagionale, famiglie con minori a carico che faticano a gestire le numerose incombenze quotidiane. La mensa da sempre rappresenta un servizio attivo e dinamico, uno sguardo attento al bisogno, alla fragilità e mai come in questo tempo così incerto, una presenza che per i tanti ospiti vuol dire fiducia, speranza, possibilità, una sicurezza che permette di alleviare in parte un cammino faticoso attraverso uno sguardo tenero ed accogliente. Il carisma del nostro fondatore, fra Serafino Colangeli, da anni ormai guida un gruppo nutrito di volontari che, con dedizione e passione, quotidianamente, mette a disposizione il proprio tempo per far sì che questo importante servizio non venga mai a mancare, nonostante tutto».
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