Piancarani fa da sé e ricostruisce la chiesa inagibile

11 Gennaio 2015

Cittadini volontari tinteggiano pareti e restaurano banchi Nei muri una capsula del tempo «per quelli che verranno»

CAMPLI. Sembra una storia di un’altra epoca, sospesa in un’atemporalità poetica, ma è ben radicata nella realtà di oggi. Quella di una crisi che non finisce più, di fondi pubblici azzerati e di Comuni con le casse prosciugate. Ma anche di chi si rimbocca le maniche e trova nelle difficoltà il guizzo creativo e geniale che fa la differenza. Perchè il cuore e l’anima delle persone vive nelle storie di tutti i giorni. Come quella di Piancarani, frazione di Campli, un pugno di case nate intorno ad una chiesa chiusa dopo il terremoto e rimessa in piedi dai quattrocento paesani diventati volontari. Giovani e meno giovani.

I 32 mila euro (22mila dal Comune e 10 dalla Curia) sono bastati per pagare i lavori del tetto crollato e del pavimento danneggiato. A tutto il resto hanno pensato i residenti che si sono autoconvocati e messi all’opera creando un comitato per raccogliere fondi, improvvisandosi tinteggiatori, restauratori, rispolverando la sapiente manualità degli anziani muratori, affidandosi alla capacità del geometra del paese e fronteggiando anche un improvviso controllo della medicina del lavoro della Asl pronta a contestare la mancanza di caschetti ai volontari tinteggiatori.

Quasi un anno di lavori con casalinghe diventate brave a imbiancare pareti e restaurare banchi, anziani decisi a far conoscere a quelli che verranno la loro storia con una bottiglia cementata nel pavimento diventata una preziosa capsula del tempo.

E così la piccola chiesa del seicento intitolata al patrono San Paterniano (vescovo marchigiano) il 21 dicembre è stata riaperta con tanto di messa celebrata dal vescovo Michele Seccia e del parroco don Franco Zechini. La prima dopo anni di celebrazioni nell’atrio di una vecchia casa. Perchè per andare avanti bisogna riprendere il filo del senso smarrito. E allora ben vengano storie come queste per un paio di principi importanti della nostra convivenza civile, del nostro stare insieme da comunità e non da insieme di singoli individui.

Pierino Tempestilli di anni ne ha 85. Ma solo sulla carta d’identità. Nei fatti è un “baldo giovane” che, come tanti suoi concittadini, ha trascorso l’ultimo anno a lavorare nella chiesa. A lui si deve la capsula del tempo. «Noi ringraziamo tutti dal sindaco al vescovo», dice, «ma ringraziamo soprattutto la gente di Piancarani, la volontà di tutta la nostra comunità. Perchè tutti si sono rimboccati le maniche e scordandosi sabati e domeniche liberi si sono messi a lavorare. Ognuno ha fatto la sua parte». Dal geometra Francesco Salomone alla pittrice Ortensia Tempestilli (che ha dipinto e donato delle tele), da Alessandro e Marco Melchiorre a Donato Di Marco (con i trattori hanno fatto avanti e indietro per caricare e scaricare merce e arredi sacri), da Giovanni Ciabattoni a Nadia Bruni, da Stefania Melchiorre a Simona Esposito e Federica Dozzi. «E poi», ci tengono a precisare Stefania e Simona, «un grazie speciale ai tanti giovani della parrocchia, del centro pastorale, dell’oratorio che si sono messi a nostra disposizione per aiutare, per fare qualunque cosa ci fosse da fare». Questa mattina festa grande per la celebrazione di un cinquantesimo di matrimonio. Nella piccola chiesa del seicento sono tornati i fiori freschi e da Treviso è arrivato l’esperto per sistemare il computer per il rintocco delle campane. A Piancarani una “piccola” impresa è riuscita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA