Piano per la riapertura del Cirsu «Così si uscirà dall’emergenza»

20 Agosto 2019

Il dirigente regionale Gerardini: Deco deve riavviare Grasciano, ne beneficerebbe l’intero Abruzzo E sul terzo invaso di Atri dice: è falso che non serve, sarebbe l’unico pubblico rimasto in provincia

TERAMO. Il superamento dell’emergenza rifiuti in Abruzzo passa per la provincia di Teramo. In particolare dalla riapertura degli impianti dell’ex Cirsu a Grasciano di Notaresco e dalla realizzazione del terzo invaso della discarica di Santa Lucia ad Atri. Sul primo fronte la Regione sta lavorando insieme al privato che è diventato titolare dell’impianto, sul secondo dovrà superare ostacoli tecnici e la resistenza di un ampio fronte del no.
Il dirigente del servizio rifiuti della Regione, Franco Gerardini, fa il punto della situazione partendo dal Cirsu. «A seguito della decisione del tribunale fallimentare di Teramo», dice, «dal 2018 titolare dell’impianto di Grasciano è il gruppo Deco. Su questa omologa, però, pende un ricorso di altri due gruppi: l’Ati Diodoro-Latini e il Csa, ex gestore degli impianti. Il ricorso è attualmente in Cassazione e non si sa quando ci sarà la decisione. Questo frena la riattivazione dell’impianto, ma comunque si sta lavorando allo scopo. La Regione ha chiesto a Deco di presentare un progetto operativo per la riapertura che è stato approvato, nelle linee generali, un mese fa. Io ho posto il problema di ripristinare in via prioritaria la linea per il trattamento dell’organico, perché venendo a mancare le 50mila tonnellate del Cirsu per questo comparto la regione è in forte difficoltà. Su questo c’è il massimo accordo di enti e privato. Intanto Deco, assumendosi un rischio d’impresa visto che ancora pendono i ricorsi, sta a mettendo in sicurezza la parte basale della discarica. L’invaso di Grasciano è da 500mila metri cubi e, oltre alle 50mila tonnellate per l’organico, gli impianti di trattamento hanno una capacità di 100mila tonnellate per l’indifferenziato e 30mila per gli imballaggi. Si può facilmente capire, alla luce di questi numeri, perché la chiusura del Cirsu ha dato una mazzata al sistema regionale dei rifiuti. I problemi nascono da lì. Sono comunque fiducioso», dice Gerardini, «che per la prossima primavera Grasciano possa ripartire».
Nel Teramano ci sarebbero altre due piattaforme per il trattamento dei rifiuti già finanziate, una a Sant’Omero e una a Teramo, «ma», spiega il dirigente regionale, «per la prima l’Unione dei Comuni Val Vibrata è titubante e ancora non presenta il progetto, la seconda ancora non si sa dove si deve fare».
Gerardini passa poi a parlare del terzo invaso di Atri, per il quale si è in una fase di comitato Via. «Il 5 settembre ci sarà una conferenza dei servizi per dare il parere», anticipa, e sugli ostacoli emersi negli ultimi giorni dice: «Non mi risultano problemi di rischio idrogeologico, solo una piccolissima parte del nuovo invaso ricadrebbe nel Pai. L’Asp dice che negherà i terreni? È chiaro che senza la disponibilità dell’area non può essere rilasciata l’autorizzazione, ma si potrebbe attivare una procedura espropriativa. Questa però sarebbe una scelta politica e non tecnica. Di sicuro chi dice che quell’invaso non serve si sbaglia. L’esigenza pubblica di averlo c’è ed è forte, visto che sarebbe l’unico impianto pubblico in provincia dopo la privatizzazione del Cirsu. Non sarebbe utile ai comuni del consorzio Piomba-Fino? Falso, sarebbe utile anche a loro che portano a Lanciano il 30% dell’indifferenziato, ma non solo: oggi c’è l’Ato unico e le discariche rispondono a un criterio di autosufficienza regionale. Attenzione: l’Europa prevede che nel 2035 si porterà in discarica solo il 10% dei rifiuti, ma di qui al 2035 abbiamo ancora bisogno di invasi, magari potessimo riciclare tutto...».
Infine, Gerardini esprime un auspicio sul futuro della Teramo Ambiente: «Già anni fa proposi che Team diventasse il soggetto trainante dell’Ato provinciale, aggregando i consorzi, ma purtroppo poi ognuno ha difeso il proprio orticello e non s’è fatto niente. Non è troppo tardi, però. Quando l’Ato unico regionale sarà realtà e dovrà stabilire gli ambiti operativi, per quello del Teramano la Team potrà essere un punto di aggregazione. Spero che il sindaco D’Alberto percepisca queste potenzialità e le porti avanti. Di sicuro devono trionfare ragionamenti di tipo industriale e non il colore politico. Ci vogliono uomini giusti al posto giusto e idee valide».
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