Picchia moglie e figlia, rinviato a giudizio

22 Dicembre 2017

L’uomo maltratta la compagna anche se gravemente malata e non lascia la casa dopo la separazione

TERAMO. Neanche una grave malattia e poi la separazione l’hanno salvata dalle violenze del marito. Che in casa ha imposto un clima di terrore e sopraffazione anche dopo che la compagna di vita si era operata e sottoposta a chemioterapia, e che dopo la fine del matrimonio ha ignorato l’obbligo di abbandonare la casa familiare (in un quartiere popolare di Teramo) ed ha continuato a insultare, minacciare e picchiare la moglie e la figlia.
Con le accuse di maltrattamenti in famiglia (aggravati anche dallo stato di ubriachezza abituale) e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice un teramano di 55 anni, F.N., è stato rinviato a giudizio ieri dal gup del tribunale di Teramo Domenico Canosa su richiesta del pubblico ministero Enrica Medori. L’inferno domestico a cui l’uomo costringeva moglie e figlia, secondo la denuncia delle due donne, andava avanti da anni ma ha raggiunto il culmine nel 2014, quando il tribunale ha sancito la separazione tra i due coniugi. A ridosso del decreto del giudice civile c’è stato l’episodio su cui si basa quasi tutto il capo di imputazione. F.N., mentre gridava alla moglie “puttana, zoccola... prima o poi ti uccido”, ha scagliato contro la figlia una bottiglia di vetro senza colpirla. All’arrivo della volante della polizia, chiamata dalle vittime, ha continuato ad insultarle e ha tentato di colpire la moglie, non riuscendovi per l’intervento degli agenti.
Successivamente il 55enne, rientrando per l’ennesima sera a casa ubriaco, ha sfondato la porta della camera da letto dove la ormai ex moglie e la figlia si barricavano per sfuggire alle sue violenze, ha colpito la figlia e tentato di aggredire la ex, fermandosi solo per l’intervento del figlio maschio che di forza lo ha condotto nella sua stanza.(d.v.)
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