Picchiata e le sue foto osé in rete: «Ho visto la morte in faccia»

Il racconto di una ragazza vittima del suo compagno: lo ha denunciato e fatto finire sotto processo «Sono salva grazie alla mia famiglia e al sostegno che ho ricevuto dall’associazione Il Guscio»
ROSETO. «Dopo che ho visto la morte in faccia non ho più paura di nulla». È una storia di una ragazza di Roseto che otto anni fa, oltre a subire violenze dal suo ex compagno di Roma, è stata anche ricattata tramite revenge porn, ovvero la pubblicazione in rete di foto osé senza il suo consenso. Da alcuni anni ormai ci sono diverse sentenze in merito a episodi simili e per questo il suo ex compagno è stato denunciato ed è anche finito sotto processo.
In primo grado è stato condannato a quattro anni di reclusione, pena poi ridotta in appello a due anni e mezzo: ora si attende la Cassazione. La vittima è riuscita, grazie a suo fratello, a trovare la forza per denunciare e negli ultimi anni è stata accolta dall'associazione “Il Guscio” di Roseto della presidente Andreina Moretti, che l’ha spinta a raccontare la sua storia. «Non bastavano le aggressioni durante il fidanzamento», si sfoga la ragazza, «un giorno mi sono svegliata e la mia nudità era online». All’inizio, come in tante storie del genere, il compagno era amorevole, ma dopo la situazione è drasticamente cambiata. «Lui controllava ogni mio movimento», continua la giovane donna, «e dopo pochi mesi sono iniziati gli episodi di violenza: mi sbatteva la testa contro il muro, e non solo. A un certo punto non ce l’ho fatta più, e me ne sono andata via di casa». La ragazza dunque ha avuto la forza di fuggire via dal suo aguzzino anche grazie alla famiglia, ma un giorno di è svegliata e con sconcerto ha trovato su internet diversi profili social a suo nome, circa venti, con le sue foto intime. «Mi è crollato il mondo addosso», prosegue nel racconto, «ho scoperto una cartella condivisa con migliaia di persone e non volevo crederci. Non pensavo potesse arrivare a tanto. Ho collaborato per la stesura della legge del codice rosso, che tutela coloro che subiscono violenze e dopo otto anni posso dire che questa storia mi ha rafforzato, a livello emotivo e psicologico. Oggi sono un’altra persona, e ringrazio l’associazione Il Guscio per il prezioso supporto e la mia famiglia che mi è sempre stata vicino».
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