Picchiavano le mogli: due teramani a giudizio

TERAMO. «Ti ammazzo, non vali niente». E ancora: «Non rientrare a casa perché te la faccio pagare se non fai quello che ti dico io». Minacce condite da botte continue. Si assomigliano drammaticamente...
TERAMO. «Ti ammazzo, non vali niente». E ancora: «Non rientrare a casa perché te la faccio pagare se non fai quello che ti dico io». Minacce condite da botte continue. Si assomigliano drammaticamente i capi d'imputazione di chi finisce a processo perché accusato di maltrattamenti in famiglia in questo Paese in cui i numeri dei femminicidi continuano ad essere da bollettino di guerra. Come i casi di due mariti violenti che sono stati rinviati al termine di due distinti procedimenti: uno davanti al giudice Roberto Veneziano e l’altro davanti al giudice Lorenzo Prudenzano. In un caso a finire a processo è un marocchino di 40 anni residente a Teramo accusato di aver minacciato e picchiato la moglie incinta davanti ai figli piccoli. «In più occasioni la maltrattava e la percuoteva con violenza per futili motivi con pugni, calci e schiaffi in tutte le parti del corpo», si legge nel capo d'imputazione, «la minacciava di morte e la offendeva con frasi del tipo “anche tu un giorno farai la stessa fine" riferendosi alle donne uccise dai mariti e la offendeva ripetutamente sia a casa che quando uscivano fuori e in presenza di altre persone». L’uomo attualmente è sottoposto al divieto di avvicinamento alla donna che in primo momento è stata ospitata con i figli in una casa famiglia. E botte e minacce di morte sono il filo conduttore delle accuse rivolte all'altro marito rinviato a giudizio per maltrattamenti, un teramano di 50 anni accusato di aver più volte malmenato la moglie. «Maltrattava quotidianamente la moglie con violenze psicologiche e fisiche anche davanti ai figli minori», si legge nel capo d'imputazione, «minacciandola, offendendola, percuotendola in più occasioni». In entrambi i casi le indagini sono scattate dopo le denunce presentate dalle vittime.(d.p.)
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