Piccola Opera, niente stipendi Mobilitazione dei dipendenti

8 Novembre 2015

Non ci saranno buste-paga a novembre, i lavoratori protestano domani davanti ai cancelli dell’istituto I sindacati: mai messo in pratica il piano di salvataggio concordato con D’Alfonso e la Fondazione

GIULIANOVA. Non verranno pagati gli stipendi di novembre ai lavoratori della Piccola Opera Charitas che, nella mattinata di domani, protesteranno davanti ai cancelli della struttura. A denunciare la vicenda i sindacati di categoria aderenti a Cgi, Cisl e Uil, che hanno ricordato come «già da diversi mesi i rappresentanti dell’Istituto avevano denunciato ai sindacati le difficoltà finanziarie ed economiche in cui versava l’Istituto stesso, a causa dei forti contenziosi attivi, dei ritardi dei pagamenti delle Asl e dei Comuni, delle incertezze circa il futuro della struttura».

Nonostante siano stati convocati numerosi tavoli con le Asl di riferimento e con la Regione per cercare di risolvere i problemi esistenti, e nonostante il fatto che tutte le parti in causa si siano sempre detti disponibili a risolverle nel più breve tempo possibile, ai dipendenti non resta che scioperare perché la cruda realtà è che martedì prossimo non riceveranno lo stipendio. «Il 17 gennaio scorso», hanno ricordato Amedeo Marcattili della Cgil Fp, Alberico Maccioni della Cisl Fp e Alfiero Di Giammartino della Uil Fpl, «il presidente della Regione Luciano D’Alfonso si era recato nella struttura ed aveva incontrato i vertici della Fondazione, alla presenza del vescovo Michele Seccia, dell’assessore Dino Pepe, del direttore dell’Asl di Teramo Roberto Fagnano, del direttore sanitario regionale Angelo Muraglia e del sindaco Francesco Mastromauro; ne erano uscite parole rassicuranti ed un piano di azione che aveva trovato d’accordo tutti. Peccato che, a 10 mesi da quell’incontro, davvero poco è stato fatto e la situazione si è ulteriormente aggravata. I lavoratori sono stanchi ed esasperati. E’ difficile prendersi cura di chi ne ha tanto bisogno con la incertezza di portare a casa lo stipendio. Nella struttura lavorano soprattutto donne, madri di famiglia e sovente monoreddito». A gennaio, D’Alfonso spiegò che la struttura non svolgeva più un’attività riabilitativa  intensiva ma parziale, con la conseguente trasformazione in struttura socio-sanitaria. Trasformazione che, di fatto, ha ridotto il budget annuale elargito dalla Regione, facendo così rischiare il posto di lavoro ai 40 lavoratori in esubero segnalati allora dal presidente della Fondazione Domenico Rega. La soluzione proposta da D’Alfonso fu quella di avviare una nuova attività nello stabile a Villa Volpe di proprietà della Fondazione, dove aprire una residenza sanitaria assistita che avrebbe permesso di riassorbire il personale in esubero (che non è stato mai licenziato). Ad oggi, però, la nuova struttura non è pronta. «Il tempo delle chiacchiere da salotto è scaduto», hanno concluso i tre rappresentanti sindacali, che hanno chiesto la riapertura di un tavolo con Asl e Regione.

Margherita Totaro

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