Pistola a un 13enne, ex carabiniere condannato

Controguerra, era accusato di aver portato il ragazzo a sparare in campagna con la sua Beretta
CONTROGUERRA. È con una condanna a 8 mesi e 300 euro di multa che si è chiuso, ieri mattina, il processo di primo grado che vedeva imputato l’ex carabiniere Mirko Ferrari, 42 anni, di Colonnella, accusato dalla Procura di Teramo (titolare del fascicolo il sostituto procuratore Irene Scordamaglia, oggi magistrato di Cassazione) di aver dato la sua Beretta d’ordinanza a un ragazzino di 13 anni facendolo sparare in aperta campagna. All’uomo, all’epoca dei fatti in servizio in Puglia e nel 2017 radiato dall’Arma, veniva contestato di aver «determinato il minore non imputabile a commettere il delitto di porto di arma da guerra in luogo pubblico e addestrato indebitamente il minore all’uso dell’arma», come si legge nel capo di imputazione.
I fatti contestati all’uomo risalivano a un periodo compreso tra il 21 e il 26 ottobre del 2012, quando secondo l’accusa avrebbe dato la sua pistola di ordinanza al fratello di una conoscente facendolo sparare in aperta campagna a Controguerra. Ma non solo. Perché l’ex carabiniere doveva rispondere anche della detenzione illegittima di un proiettile per arma comune da sparo e, di conseguenza, anche del reato di «aver determinato il minore a commettere il delitto di detenzione di munizionamento comune da sparo», come si legge sempre nel capo di imputazione. Un reato, quest’ultimo, per il quale il giudice Flavio Conciatori, ha disposto il non doversi procedere per avvenuta prescrizione. A carico dell’uomo, difeso dall’avvocato Florindo Tribotti, è stato inoltre disposto un risarcimento danni a carico del ragazzo, la cui famiglia si era costituita parte civile, di 2mila euro.
Nel corso del processo, in un’udienza a porte chiuse, era stato ascoltato anche il ragazzo, all’epoca tredicenne e oggi maggiorenne, che aveva ricostruito e confermato i fatti per il cui l’ex carabiniere era finito a processo. Lo stesso ex appuntato, negli anni scorsi era stato condannato a tre anni e dieci mesi dal tribunale di Ascoli Piceno per sequestro e lesioni personali nei confronti della sorella del 13enne. Sentenza confermata successivamente dalla Corte d’Appello di Ancona e diventata definitiva dopo che nel 2017 la Cassazione aveva rigettato il ricorso presentato dalla difesa dell’uomo. (a.m.)
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