Pittrice uccisa, la Procura punta sulle rivelazioni dell’ex marito

13 Settembre 2018

Nel fascicolo anche le intercettazioni catturate in carcere tra Giuseppe Santoleri e altri detenuti Per l’accusa l’uomo avrebbe fornito alcuni particolari sulla dinamica del delitto nella casa giuliese

GIULIANOVA. Sono i particolari di una indagine ormai chiusa a delineare quella evidenza della prova per cui la Procura ha chiesto ed ottenuto il giudizio immediato per Giuseppe e Simone Santoleri accusati di aver ucciso l’ex moglie e madre Renata Rapposelli. Nel voluminoso fascicolo messo insieme dal pm Enrica Medori assumono una rilevanza particolare le intercettazioni ambientali catturate in carcere non solo tra Simone e altri detenuti in cui l’uomo lascerebbe intendere un suo coinvolgimento, ma anche quelle tra Giuseppe e altri reclusi.
Parole, quelle dell’ex marito della pittrice teatina, che avrebbero fatto riferimento alla dinamica dei fatti avvenuti nell’abitazione di Giulianova, con particolari che, secondo gli inquirenti, solo chi era presente può conoscere. E che, sempre secondo l’accusa, lascerebbero intendere il coinvolgimento di padre e figlio nel delitto. Circostanze che, per la Procura, sono diventate macigni nella richiesta del giudizio immediato. Che molto probabilmente tale resterà visto che sembra abbastanza improbabile, soprattutto in considerazione dei tempi, il ricorso della difesa alla richiesta di un giudizio abbreviato che (così impone il codice di procedura) dovrebbe essere chiesto entro quindici giorni dalla notifica del decreto del giudizio immediato. Con i difensori Gianluca Reitano, Gianluca Carradori e Alessandro Angelozzi che a caldo hanno commentato come «le indagini non sono ancora tecnicamente conclude poichè non è stato ancora comunicato l’esito degli accertamenti sul terriccio repertato dall’autovettura dei Santoleri, acccertamento che, tra gli altri, potrebbe essere favorevole alla difesa». I santoleri, il padre recluso nel carcere di Teramo e il figlio in quello di Lanciano, hanno sempre respinto ogni accusa sostenendo che quel 9 ottobre dell’anno scorso hanno incontrato la donna a Giulianova ma poi l’hanno accompagnata a Loreto e qui lasciata. Di diverso avviso inquirenti e investigatori di due Procure (quella di Ancona prima e quella di Teramo dopo il passaggio per competenza territoriale) secondo cui Giuseppe e Simone hanno ucciso la 64enne quando lei si è recata nella loro abitazione giuliese dopo aver preso un treno da Ancona, la città in cui viveva dopo la separazione da Giuseppe. Lo hanno fatto al termine di una lite scoppiata per questioni economiche, in un contesto familiare di rancore e odio. Poi i due, sempre secondo l’accusa, hanno chiuso il cadavere in una busta, lo hanno nascosto nella loro auto per qualche giorno, coperto con un grosso scatolone e trasportato fino a Tolentino per liberarsene in una scarpata sulle rive del fiume Chienti.
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