Pizzicotti all’alunno condannata una maestra

5 Febbraio 2016

Inflitta una pena di 4 mesi con il rito abbreviato ad una insegnante di 56 anni L’inchiesta è scattata dopo la denuncia dei genitori di un bambino della Lucidi

TERAMO. Pizzicotti sulle braccia e sulle gambe di un alunno durante le lezioni scolastiche: è con l’accusa di abuso di mezzi di correzione che una maestra teramana di 56 anni è stata condannata in primo grado a quattro mesi (pena sospesa). La sentenza è stata emessa dal giudice Massimo Biscardi al termine di un rito abbreviato (rito che, in caso di condanna, prevede la riduzione di un terzo della pena).

I fatti risalgono al 2013, epoca in cui P.D.C. insegnava alla scuola elementare Noè Lucidi di Teramo(oggi è in un altro istituto). A presentare una denuncia furono i genitori dell’alunno che aveva 9 anni: secondo i familiari l’insegnante in più occasioni avrebbe dato dei pizzicotti al ragazzino nel corso dello svolgimento delle lezioni provocandogli dei lividi.

Dopo la denuncia scattarono le indagini nel corso delle quali vennero ascoltati varie persone. Successivamente un dettagliato rapporto venne rimesso sul tavolo del pm Irene Scordamaglia che aprì un fascicolo sul caso e indagò l’insegnante per abuso di mezzi di correzione.

Si legge nel capo d’imputazione firmato dal pm: «Abusando dei mezzi di correzione e di disciplina nei confronti dell’alunno, a lei temporaneamente affidato nell’esercizio della sua attività di docente scolastico, dava allo stesso alunno diversi pizzicotti sulle braccia e sulle gambe provocandogli dei lividi». Con questa imputazione la maestra è finita davanti al giudice. Ha scelto il rito alternativo dell’abbreviato e in primo grado è stata condannata a quattro mesi.

Il giudice ha inoltre stabilito che dovrà risarcire i danni in favore dei genitori costituitisi parte civile e rappresentati dall'avvocato Paola Petrella. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra novanta giorni. E’ ipotizzabile che, dopo la lettura della motivazioni, la difesa dell’insegnante impugni la sentenza in Appello. (d.p.)

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