Polo artistico dell’ateneo nell’ex manicomio

21 Luglio 2015

Incontro sul recupero degli edifici dismessi: sulla proposta di D’Amico d’accordo Regione e Asl

TERAMO. Il recupero dell'ex manicomio troverà una definizione concreta nei prossimi cento giorni. La scadenza dettata dal governatore Luciano D'Alfonso indica tempi stretti al tavolo istituzionale sul recupero dei contenitori urbani dismessi che ieri pomeriggio ha visto la sua riunione di esordio in municipio. All'appello del sindaco Maurizio Brucchi hanno risposto, oltre alla Regione, la Asl, l'università, la Camera di commercio, ordini professionali, Banca popolare di Bari, fondazione Tercas e una folta rappresentanza politica formata dal parlamentare Paolo Tancredi, dal consiglieri regionali Paolo Gatti e Sandro Mariani, nonché da assessori e consiglieri comunali.

Il quadro d'insieme tracciato dal primo cittadino, che ha quantificato in 29 milioni di euro il patrimonio di strutture dismesse del Comune, ha fatto da preambolo al confronto sull'ex manicomio. L'enorme complesso di quasi 13mila metri quadri, benché non rientri nel novero delle proprietà comunali perché appartiene alla Asl, rappresenta per D'Alfonso l'emergenza a cui dare la priorità su tutto il resto. «Quel bene non può rimanere un cumulo di mattoni vinto dalla polvere», osserva il governatore, che tra l'altro si complimenta per come «è custodita la città sia per gli spazi pubblici che per quelli privati». La Regione, dunque, è pronta a «mettere in campo» l'ex psichiatrico e a finanziare con risorse nazionali ed europee un intervento di recupero che abbia un requisito fondamentale. «Deve autosostenersi economicamente», spiega, «non esistono più rubinetti che pompano denaro all'infinito». A rendere concreto il dibattito è il rettore Luciano D'Amico. L'ex Psichiatrico, secondo lui, potrebbe diventare il terzo polo dell'università teramana da affiancare a quelli giuridico e agroalimentare. «Sarebbe dedicato alla comunicazione artistica che manca a livello regionale», fa notare, «e avrebbe anche una rilevanza nazionale». La soluzione progettuale prospettata da D'Amico coinvolgerebbe l'istiuto musicale Braga, che al momento è ospitato nel campus di Coste Sant'Agostino dopo l'abbandono della sede storica di piazza Verdi, e il nuovo teatro comunale, da inserire in un contesto didattico e di proposta culturale legate alle stagioni di prosa e di lirica. Il nuovo polo ruoterebbe intorno alla facoltà di Scienze della comunicazione e all'istituzione di un centro Dams, dedicato alle discipline artistiche, musicali e di spettacolo. «Il ministero è propenso a un accordo di programma», annuncia il rettore, «per la creazione di un corso congiunto che rilascerebbe un doppio titolo». L'iniziativa, che avrebbe a Napoli l'unico altro esempio esistente nel Centro Sud, trarrebbe l'autosostentamento economico dagli studenti, ognuno dei quali porterebbe alle casse dell'ateneo circa settemila euro annui tra quote ministeriali e d'iscrizione.

Per concretizzare questo progetto l'università è disposta a mettere sul tavolo il suo bene più prezioso, l'ex rettorato di via Crucioli che vale circa 12 milioni, da investire nella copertura delle spese per il recupero dell'ex maniconio stimate in circa 29 milioni di euro secondo uno studio di fattibilità firmato nel 2012 dall'ex dirigente comunale Stefano Mariotti. Anche la Asl è pronta a fare la sua parte per "riportare la vita", come prefigura D'Alfonso, nel complesso dell'ex manicomio. «E' arrivato il momento di prendere decisioni», fa notare il direttore generale Roberto Fagnano, «dobbiamo essere capaci di ridare forza economica a quel valore culturale ed entro la fine del mio mandato vorrei vedere almeno la posa della prima pietra se non il completamento dell'opera».

Gennaro Della Monica

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