Popolare di Bari, no dei sindaci al piano di chiusura di sei filiali

TERAMO. I sindaci del Teramano alzano la voce «affinché», si legge in una nota, «i vertici della Banca Popolare di Bari adottino decisioni che non penalizzino ulteriormente la rete di filiali ed...
TERAMO. I sindaci del Teramano alzano la voce «affinché», si legge in una nota, «i vertici della Banca Popolare di Bari adottino decisioni che non penalizzino ulteriormente la rete di filiali ed agenzie ricadenti sul territorio, così come paventato nel piano di ristrutturazione aziendale». La presa di posizione nasce dal fatto che «dopo alcuni mesi in cui sembrava essere stata raggiunta una intesa che ponesse al riparo dal rischio di chiusure improvvide, grazie anche ad un apparentemente fruttuoso incontro avvenuto proprio a Teramo tra tutti gli attori del territorio e l’amministratore delegato Bergami, ora la banca ha reso noto ad alcuni Comuni, e nemmeno a tutti quelli interessati, la volontà di chiudere le rispettive filiali». Bpb chiuderà in sei comuni: Ancarano, Canzano, Castelli, Castilenti, Crognaleto (Aprati) e Tossicia.
I sindaci ritengono «l’indirizzo intrapreso dai vertici aziendali non corretto né adeguato al rapporto con un territorio cui la Banca Popolare di Bari deve molto. Un innegabile patrimonio aziendale non può essere sacrificato sull’altare del mero raggiungimento del profitto, ancor più in questo momento di grave crisi economica e sociale. La decisione di chiudere alcune filiali appare inoltre una scelta profondamente miope; a causa di essa, si assottiglia la presenza della banca in un momento in cui l’area del cratere è destinataria di risorse e la presenza di un istituto di credito diventa fondamentale per il territorio e dall’altro canto prezioso per la crescita imprenditoriale della banca stessa».
I sindaci nella nota prospettano anche un piano B e scrivono: «Se la BpB dovesse comunque decidere di dare piena attuazione al Piano, chiedono che consenta di facilitare l’accesso ai presìdi in cui ha operato, e per i quali altri istituti di credito hanno già manifestato interesse: insomma, che venga reso possibile, in caso di decisione irremovibile, l’ingresso di altri istituti di credito».
Il presidente dell’Anci Abruzzo Gianguido D’Alberto dice di confidare «nella sensibilità già manifestata dal presidente De Gennaro e dal dottor Bergami, che hanno avuto un rapporto corretto con le istituzioni». In ogni caso, Anci Abruzzo e sindaci comunicano di aver «chiesto e ottenuto un incontro con il ministero dello Sviluppo Economico» e contestualmente «chiamano al coinvolgimento pieno e coeso tutti i livelli istituzionali: Provincia, Regione, parlamentari. A questo scopo, sarà presto redatto un documento da condividere tra tutte le realtà istituzionali per un’azione ora più che mai condivisa, e che sarà condotta con fermezza e senza cedimenti di sorta».(red.te)

