Popolare di Bari, sciopero e sit-in: «Il 95% delle filiali non ha aperto»

Presidio di sindacati e dipendenti con bandiere e fischietti davanti alla sede in corso San Giorgio: «Finora solo tagli di personale e stipendi, ma nessuna certezza sul progetto di rilancio della banca»
TERAMO . Fischietti e bandiere. Davanti alla pesante inferriata della sede centrale della Banca Popolare di Bari in corso San Giorgio, chiusa per sciopero come quasi tutti gli sportelli dell’istituto di credito, va in scena il sit-in organizzato da sindacati e lavoratori. Il maltempo non aiuta la partecipazione all’iniziativa di protesta, ma la presenza minima è garantita. Dipendenti e rappresentanti di Fisac Cgil, Uila Uil e First Cisl presidiano l’ingresso di una delle tre direzioni generali della banca per chiedere chiarezza sul progetto di rilancio del gruppo controllato dal Medio credito centrale e per sollecitare la revisione dell’accordo di tre anni fa che ha comportato il taglio degli stipendi. Il presidio è a ranghi ridotti, ma la risposta allo sciopero è ben più ampia. «Il 95 per cento delle filiali abruzzesi è rimasto chiuso», spiega Luca Copersini, segretario della Fisac Cgil per Abruzzo e Molise. Sul tavolo della trattativa ci sono le prospettive, per ora nebulose a detta dei sindacati, sul piano che dovrebbe fare della Popolare di Bari la “banca del Mezzogiorno”. «I vertici aziendali hanno incassato i tagli», evidenzia Copersini, «ma per il rilancio non ha fatto nulla».
In tre anni in Abruzzo sono state chiuse 39 filiali, con prepensionamenti che hanno mandato a casa 480 dipendenti senza prevedere alcuna sostituzione. I circa 650 lavoratori ancora in servizio nelle 59 filiali abruzzesi ex Tercas e Caripe a giugno del 2020 hanno anche accettato il taglio degli stipendi del sette per cento nell’intento di sostenere il salvataggio del gruppo rilevato dalla Popolare di Bari. «Le condizioni nel frattempo sono cambiate con la pandemia, la guerra e l’impennata dell’inflazione», fanno sapere i membri della rappresentanza sindacale aziendale Gabriele De Luca (Uila Uil), Mauro Cirilli (First Cisl) e Massimiliano Di Carlo (Fisac Cgil), «quell’accordo va rivisto». Anche perché i conti della banca sarebbero tornati in linea e le stime indicano consistenti margini di guadagno. «Abbiamo lanciato un messaggio importante all’azienda», osserva il segretario provinciale della Fisac Cgil Gaetano De Lauretis, «speriamo che ascolti e dia le risposte attese dai dipendenti».
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