Popolare, nuova mobilitazione: «Futuro della banca ancora qui»

D’Alberto fissa a martedì il confronto con l’amministratore Carrus e chiama istituzioni e sindacati: «In Abruzzo il maggior numero di filiali e un’ampia quota di mercato, patrimonio che va tutelato»
TERAMO . Riparte la mobilitazione per salvare la presenza sul territorio della Banca Popolare di Bari e dei suoi dipendenti. Le prospettive dell’istituto di credito che ha inglobato Tercas e Caripe prima di finire anch’esso in crisi, saranno al centro di un confronto allargato che coinvolgerà amministratori abruzzesi e parti sociali, oltre ai vertici della BpB. A convocarlo, per martedì al Parco della scienza, è il sindaco e presidente regionale dell’Anci – l’associazione dei comuni italiani – Gianguido D’Alberto che intende così tenere alta la guardia contro il rischio di un ridimensionamento della banca in provincia e in Abruzzo.
confronto allargato
Così il primo cittadino teramano ha chiamato al suo fianco i colleghi dell’Aquila Pierluigi Biondi, Pescara Carlo Masci e Chieti Diego Ferrara per condividere con loro una strategia unitaria di difesa del territorio. Se ne discuterà con l’amministratore delegato della Popolare di Bari Cristiano Carrus, invitato a illustrare le strategie messe a punto dall’istituto per l’Abruzzo. Saranno presenti anche i rappresentanti dei sindacati di categoria, gli altri sindaci della provincia, nonché i presidenti delle quattro amministrazioni provinciali, con in testa il teramano Diego Di Bonaventura.
LA POSTA IN GIOCO
«L’Abruzzo è la regione con il numero più alto di filiali all’interno del sistema della Banca e contestualmente garantisce alla stessa una quota di mercato territoriale nettamente prevalente ancora oggi rispetto ad altri istituti», sottolinea D’Alberto, «si tratta di un patrimonio che va tutelato e valorizzato, soprattutto in un momento in cui su questo territorio arriveranno ingenti risorse assicurate da misure quali il Cis Abruzzo, il Cis cratere e i Pnrr sisma e ordinario». Il primo cittadino teramano pone ancora una volta in rilievo – come ha già fatto in altre occasioni – «la necessità di riprendere il confronto con la Banca alla presenza di tutte le istituzioni del territorio e delle rappresentanze sindacali». Lo scopo è dunque di allargare il più possibile la discussione, creando massa critica rispetto ai piani di riassetto territoriale dell’istituto di credito.
Il rischio emarginazione
Con il processo di riorganizzazione della Popolare di Bari, definito nel piano industriale 2021-2024, resta forte il timore di tagli che coinvolgano le filiali operative sul territorio teramano e abruzzese, con la conseguenza di relegare la regione a un ruolo di secondo piano nelle strategie d’investimento. Su questo tema, legato alla prospettiva tracciata dal Governo per la creazione di una grande Banca del Mezzogiorno che dovrebbe sorgere dalle ceneri dell’istituto pugliese, D’Alberto ha già preso posizione nei mesi scorsi, sollecitando la conservazione di un impegno preminente per Teramo e per l’Abruzzo soprattutto alla luce di numeri che tutt’ora rendono questi territori interlocutori significativi della Popolare. L’iniziativa di martedì farà seguito così alla lettera che D’Alberto ha inviato a Carrus sollecitando il confronto.
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