Porto, mancano barche da pesca: più servizi per attirare operatori

La “Capo Horn”, veterana dello strascico, approda a Pescara. Restano solo dieci imbarcazioni Bertoni, presidente del consorzio del mercato ittico: «Bisogna aumentare gli spazi commerciali»
GIULIANOVA . «Abbiamo difficoltà nel reperire nuove barche per la pesca. Per incrementare l’attrattiva commerciale del porto c’è bisogno di servizi per renderlo più appetibile». È quanto afferma Nino Bertoni, presidente della società consortile che gestisce il mercato ittico, allo scadere dei primi quattro mesi di affidamento della struttura al nuovo organismo. «Una delle veterane tra imbarcazioni dello strascico, la “Capo Horn”, subito dopo il fermo biologico, è andata via dal porto di Giulianova per approdare a Pescara», osserva Bertoni, «attualmente quindi, per quanto concerne la pesca a strascico, i motopesca sono rimasti in dieci e c’è difficoltà ad attirarne dei nuovi. È ovvio dunque che la riduzione delle barche, unita alla diminuzione delle giornate di pesca dovute dal fermo aggiuntivo, implica un calo del prodotto ittico: si innesca così una reazione a catena, poiché diminuendo il pescato ci sono anche meno commercianti e di conseguenza l’interesse nei confronti di Giulianova scarseggia». Secondo il presidente del consorzio, occorrerebbe rivedere alcuni aspetti strutturali dell’area portuale per invogliare gli armatori e facilitare quindi l’ingresso di nuove imbarcazioni.
«Grazie anche all’impegno e alla disponibilità del comandante della guardia costiera Alessio Fiorentino e del presidente dell’Ente porto Valentino Fabrizio Ferrante», evidenzia Bertoni, «stiamo cercando soluzioni per incoraggiare l’ingresso di nuove barche, la volontà di venire a Giulianova da parte di alcuni armatori c’è, ma esistono delle difficoltà relative alla sicurezza». Per il presidente del consorzio del mercato ittico uno dei maggiori problemi è rappresentato dal fatto che il porto giuliese è stato programmato prevalentemente per l’attività di diporto e non per il commercio. «In base alla normative vigenti, i posti barca si sono ristretti», osserva, «bisogna attivarsi per trovare nuove soluzioni o si rischia di perdere sempre più l’offerta commerciale: riguardo gli aspetti strutturali, il braccio Laudadio in occasione soprattutto di eventi come mareggiate non risulta sicuro, e quindi nessuno è disposto ad attraccare nel lato mare con queste difficoltà». Secondo Bertoni poi «non va dimenticato il problema annoso dell’insabbiamento al porto, che però potrebbe migliorare con il completamento del braccio sul molo nord: l’auspicio è che quanto prima si arrivi alla conclusione dei lavori».
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