Post contro i settentrionali «S’è creato un clima d’odio»

Due psichiatri teramani spiegano come è nata la psicosi che dilaga sui social De Berardis e Olivieri: «La paura è utile ma fuori controllo genera azioni stolte»
TERAMO. Alla fine di tutto, quel che resterà dei “giorni del coronavirus” saranno le immagini dei luoghi-simbolo deserti in tante città e la conta dei danni, soprattutto economici, che la psicosi ha generato. E’ interessante approfondire i meccanismi su cui ruota il corto circuito della paura. Collegato, il fenomeno dei post “razzisti” che insultato i settentrionali. Comparsi anche a livello locale, tanto che hanno suscitato la risposta addolorata, su Facebook, di una donna veneta che vive da quattro anni a Roseto, sposata a un rosetano. La coppia ha due figli. «Sono sconvolta nel leggere tanta cattiveria e tantissimi commenti incresciosi nei confronti del malcapitato che ha casa a Roseto e che si è ritrovato positivo al coronavirus. Siamo un popolo che anziché fare gruppo nei momenti difficili, non perde occasione per dimostrare quanto sia dilagante l'odio e l'ignoranza», ha scritto la donna. A spiegare i fenomeni sono due psichiatri del Mazzini, Domenico De Berardis e Luigi Olivieri.
Si è generata una vera e propria psicosi. Quali sono i meccanismi su cui si basa? Quanto c'entrano i social e i media?
«Avere paura e provare ansia di fronte a un pericolo è normale e anche utile entro certi limiti. Le emozioni paura e ansia, se da un lato creano disagio, dall’altro impegnano le nostre abilità difensive stimolando l’attenzione e la cautela, rendendoci infine più reattivi. In un momento di potenziale pericolo, la paura e l’ansia "normali" possono dunque essere preziose amiche per mettere in atto tutti i comportamenti per superare le difficoltà. Il problema sopraggiunge quando queste emozioni normali diventano fuori controllo. Qui succede esattamente l'opposto e ci si paralizza dal terrore, sopravvalutando il reale pericolo e compiendo anche azioni piuttosto stolte (ad esempio gli assalti ai supermercati o gli accessi inutili in ospedale). Purtroppo, nel caso del coronavirus, i social hanno avuto un effetto abbastanza deleterio perchè si sono diffuse notizie inutilmente allarmanti (basate spesso su "sentito dire" o siti discutibili) che, molto amplificate su una base di comprensibile preoccupazione, hanno portato a un effetto di moltiplicazione di paura e ansia francamente patologiche».
È possibile arginare le paure tanto diffuse e se si, come?
«L'informazione corretta e ottenuta da siti e figure istituzionali affidabili è assolutamente basilare nel controllo delle paure esagerate. I siti del ministero della Salute, dell'Oms, delle Regioni e delle Asl sono le fonti di informazione più giuste e congrue e, se li si legge attentamente, sono più che rassicuranti purchè si seguano misure elementari di igiene (che dovrebbero essere eseguite sempre a dire il vero indipendentemente da virus vari), comportamento e vigilanza. Dobbiamo dire che alla cattiva informazione hanno purtroppo contribuito autorevoli testate giornalistiche che usando, a sproposito, termini come "strage" e "pandemia" hanno innalzato di troppo il livello di allerta. Bisognerebbe recuperare il buon senso collettivo, la corretta comunicazione e la nostra capacità critica per distinguere ciò che è inutile allarmismo da quello che è giusta precauzione».
Sempre sui social, anche a livello locale, proliferano post carichi d'odio nei confronti dei settentrionali, oggetto di insulti e di inviti “a restare a casa loro”. Anche in questo caso: quali sono i meccanismi?
«Purtroppo negli ultimi anni in Italia si percepisce un clima di tensione e odio ingiustificato che anima il dibattito politico (ulteriormente enfatizzato poi da media e social), un clima più da tifoseria da stadio che da nobiltà della politica. Questo clima amplifica il senso di tensione interna e le paure che ciascuno di noi ha e contribuisce a creare una assurda sorta di "rivalsa" psicologica e morale nei confronti di un soggetto "altro". Troviamo intollerabile che qualcuno definisca una qualunque persona "terrone", ma è altrettanto intollerabile che qualcuno dia "dell'appestato" a una qualunque persona ammalata. Compito della politica è lavorare per stemperare l'odio e le frizioni che possono essere comprensibili (ma non giustificabili) tra persone e non quello di soffiare sul fuoco. Nei momenti di pericolo bisogna fare fronte comune, superare le divisioni ed essere uniti. In altre parole, bisogna restare "umani"...».
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