Potabilizzatore, sentiti altri testi della difesa

Nuova udienza del processo per l’impianto di Montorio con due imputati per reati ambientali
TERAMO. È ripreso ieri con l’audizione di nuovi testi della difesa il processo in corso per il potabilizzatore di Montorio: in aula, sentiti come testi, un dipendente della Ruzzo Reti e uno dell’Arta. Il processo ormai si avvia alle battute finali e nella prossima udienza fissata per giugno dovrebbe essere completato l’esame dei testi della difesa.
A processo (dopo la citazione diretta dei pm Stefano Giovagnoni e Greta Aloisi) ci sono i due dirigenti della Ruzzo Reti Silvia Di Croce e Maurizio Faragalli. La prima nella sua veste, all’epoca dei fatti di dirigente dell’area acquedotto e potabilizzatore, e il secondo quale responsabile dell’impianto di potabilizzazione di Montorio gestito dalla Ruzzo Reti.
Entrambi sono accusati di reati ambientali previsti dal decreto legislativo 152 del 2006 che stabilisce le norme in materia di tutela ambientale. Secondo l’accusa, così è scritto nel decreto di citazione a giudizio, «effettuavano in assenza della prescritta autorizzazione lo scarico di acque reflue industriali: segnatamente lo scarico dei reflui provenienti dal ciclo di potabilizzazione delle acque da destinare al consumo umano delle acque di lavaggio dei filtri del potabilizzatore all’interno dell’adiacente fosso San Lorenzo, affluente del fiume Vomano». Il processo si svolge davanti al got (giudice onorario di tribunale) Enrico Pompei. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Claudio Iaconi e Paolo Caccialanza (per Di Croce) e dagli avvocati Salvatore Napolitano e Luigi Fimiani (per Faragalli). L’ inchiesta risale al 2019 e scattò dopo un esposto presentato dall’allora deputato del Movimento 5 Stelle Fabio Berardini sul funzionamento del potabilizzatore di Montorio. Numerosi, in quell’occasione, i controlli fatti sul posto dai carabinieri del Noe e dai tecnici dell’Arta, l’agenzia regionale per la tutela ambientale.(d.p.)

