Preso a sassate il negozio del Teramo

Danneggiate le vetrine: per la polizia si tratta di tifosi che contestano la società, ma non si escludono altre piste
TERAMO. Sono state quasi certamente la delusione e la rabbia nei confronti della società biancorossa per la presunta combine della patita col Savona, che è costata la retrocessione del Teramo in Lega Pro, ad indurre qualche tifoso esasperato a compiere un atto vandalico contro il negozio Alma Sport, rivenditore ufficiale di capi di abbigliamento e altri prodotti a marchio Teramo calcio. La scorsa notte qualcuno ha preso a sassate il negozio di circonvallazione Ragusa danneggiando gravemente le vetrine e una delle insegne luminose. Non ci sono rivendicazioni dell’atto vandalico, ma l’ipotesi più probabile è che il negozio sia stato preso di mira come luogo simbolico del Teramo calcio, anche se si tratta solo di un esercizio che con la società biancorossa ha un rapporto di tipo unicamente commerciale.
Ad accorgersi dell’accaduto sono stati i titolari del negozio quando sono andati ad aprirlo ieri mattina: una del due vetrine aveva una “ragnatela” di crepe per quasi tutta la sua superficie, mentre l’altra era stata danneggiata più lievemente. Una delle insegne, anch’essa colpita da una pietra, aveva un buco piuttosto vistoso. I titolari hanno immediatamente chiamato la polizia e sul posto sono arrivati gli agenti della Digos, diretti dal vice questore Luca Benedetti, e una squadra della polizia scientifica. Gli agenti, come prima cosa, hanno trovato dei frammenti di pietra sulla strada, come se i vandali avesse utilizzato delle pietre friabili che si sono spaccate nell’impatto, comunque abbastanza dure da infrangere le vetrate. Il negozio non è dotato di un impianto di videosorveglianza, per cui gli agenti cercheranno tracce dei vandali nelle immagini registrare dalle telecamere del parcheggio San Francesco, che si trova di fronte al negozio Alma Sport.
«Il danno è ingente», dice uno dei titolari, «perché dovremo sostituire tutte e due le vetrate antisfondamento che costano moltissimo: ci vorranno alcune migliaia di euro». Poi, sul fatto che siano diventati un obiettivo da colpire per i tifosi che contestano la società, o di chiunque sia stato, aggiunge: «Noi non siano il Teramo calcio; noi siamo solo persone che lavorano per campare. Certo, alla luce di quanto è accaduto, faremo le nostre valutazioni», conclude il commerciante, facendo intendere che i titolari del potrebbe anche decidere di smettere di essere i rivenditori ufficiali dei prodotti biancorossi.
Che gli autori del gesto siano dei tifosi esasperati del Teramo è per gli inquirenti l’ipotesi più probabile, anche se non vengono tralasciate altre piste, ritenute comunque meno credibili. Altre piste legate al fatto che uno dei titolari, Massimiliano Paoletti, è di Ascoli Piceno. Al momento la polizia non esclude – ma l’ipotesi sembra molto remota – che a compiere l’atto vandalico possa essere stato qualche tifoso ascolano che voleva punire il suo concittadino “traditore”, in quando rivenditori dei prodotti a marchio Teramo; un’altra ipotesi – anche questa poco probabile – è che qualche tifoso ascolano, non accontentandosi del ripescaggio della sua squadra in serie B ai danni del Teramo, abbia voluto fare uno sfregio ai colori biancorossi scagliandosi contro il negozio, ritenuto anche in questo caso, a torto o a ragione, un simbolo della squadra.
Pochi dubbi invece sul significato e sui destinatari della scritta offensiva apparsa ieri sul muro dell’edificio di via Oberdan dove ha sede il Teramo calcio: un «Fuori dai coglioni» rivolto senza dubbio al presidente Luciano Campitellie ai dirigenti biancorossi, colpevoli, agli occhi dei tifosi, di aver organizzato la combine che ha spezzato il sogno della serie B non solo ai sostenitori della squadra ma a tutta la città.
Qualche dubbio c’è sulla firma che compare sul muro sotto la scritta, una specie di logo che sembra composto da una “S” e da una “G” rovesciata: se così fosse la scritta anti-Campitelli potrebbe essere attribuita al gruppo ultrà “Sedici Gradoni”, lo stesso che – in questo caso dichiarandosi apertamente – ha scritto su un muro del palazzo comunale di via della Banca la frase: «Sedici Gradoni... senza padroni, contro ladri e papponi... il Teramo siamo noi».
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