Presto libero il marittimo arrestato in Gambia

Il motorista dell'Idra Q, sequestrata con tutto il personale a febbraio scorso per irregolarità nelle reti, potrebbe essere liberato anche questa sera
MARTINSICURO. Potrebbe lasciare il Gambia presto, forse già in serata, Massimo Liberati, il marittimo di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) bloccato da 171 giorni nel paese africano in attesa della conclusione di un processo che c'è stata solo oggi. Il tribunale, si apprende a San Benedetto, ha ritenuto colpevole il marittimo, con la complicità dell'armatore dell'Idra Q sequestrato nel porto di Benjul lo scorso 12 febbraio dalle autorità del Gambia e poi dissequestrato, di aver pescato con una rete irregolare. Il tribunale ha disposto un'ammenda a suo carico; una somma di denaro, comunque, inferiore a quella che aveva consentito in precedenza di «riscattare» l'altro marinaio rimasto bloccato in Gambia, il comandante Sandro De Simone di Silvi Marina (Teramo), e che l'Ital Fish di Martinsicuro (Teramo) si sta impegnando in queste ore a reperire. Se tutto andrà bene, già stasera Liberati potrebbe trasferirsi a Dakar, in attesa di rientrare in Italia.
«L'udienza si è conclusa poco fa - confermano alla società armatrice, la Italfish di Martinsicuro - Due le opzioni: liberazione previo pagamento di un'ammenda o sei mesi di carcere. Ovviamente abbiamo deciso di pagare perché non potevamo lasciarlo lì ulteriormente. In ogni caso questa vicenda è uno scandalo, siamo stati completamente abbandonati dalle istituzioni italiane. Per mesi abbiamo operato solo con i nostri addetti sul posto, con i nostri legali e con i nostri traduttori». L'odissea dell'Idra Q., imbarcazione iscritta a Mazara del Vallo (Trapani) e con una base operativa in Senegal, era iniziata a fine febbraio, quando il motopeschereccio, in navigazione al largo delle coste del Gambia, era stato posto sotto sequestro dalle autorità locali per la presunta violazione delle dimensioni delle maglie di una rete da pesca, «presente a bordo, ma non utilizzata», ha più volte spiegato l'armatore. Il capitano Sandro De Simone e il direttore di macchina Massimo Liberati erano finiti nel carcere di Banjul, in condizioni definite «pessime»: il primo ha trascorso due settimane in prigione, il secondo una. A fine maggio, dopo udienze e trattative, l'epilogo della vicenda con il rilascio del motopeschereccio - a bordo anche il comandante - e l'arrivo in Senegal.

