Prima donna priora per la confraternita degli Zoccolanti

11 Aprile 2023

Nominata Dilva Panzone, scrittrice e docente in pensione Il vertice del direttivo si tinge di rosa dopo 200 anni

MONTORIO. Osserva la stanza del coro dove spiccano, non sempre perfettamente leggibili per i segni del tempo, i nomi rigorosamente maschili sulle sedute di legno intagliato e in verdino sbiadito delle cariche laiche dei primi anni della confraternita degli Zoccolanti. Si siede al centro di quella che è da sempre la sede dell’associazione ed esamina i progetti da attuare e le opere da realizzare.
«Non voglio onori, ho accettato la carica per dedicarmi con impegno e azioni quotidiane a mantenere vive le tradizioni secolari della nostra confraternita e del nostro paese», dice la docente di lettere in pensione e scrittrice Dilva Panzone, prima donna priore o come preferisce farsi chiamare nella declinazione femminile priora della storica confraternita dell’omonima chiesa degli Zoccolanti. E non è la sola: la vice presidente è Lilla D’Antonio e tra i consiglieri spiccano Rina Patriarca, Lucia Barnabei ed Erminia Di Donatantonio. Un bel segno rosa ha colorato i nuovi direttivo e consiglio eletti da poco più di un mese interrompendo il predominio maschile che vigeva da più di 200 anni.
Quello di Panzone è il primo caso di presidenza femminile di confraternite nella diocesi Teramo – Atri, l’unica che risulta in Abruzzo e tra le poche in Italia. «È probabile che la confraternita laica sia nata quando, con il decreto napoleonico del 1810, furono aboliti i conventi e i frati francescani furono cacciati», racconta Panzone che ha scritto vari libri sulla storia e sulle usanze di Montorio, «ma lo statuto vigente fino al gennaio scorso è stato quello emanato nel 1942 dove viene vietato rigorosamente l’ingresso delle donne in ogni carica direttiva e nel consiglio».
E aggiunge: «Nel ’42 le donne ancora non avevano diritto di voto, figuriamoci se avessero potuto ricoprire questo tipo di cariche. Tuttavia, con la richiesta e l’autorizzazione degli uffici ecclesiastici preposti della nostra diocesi abbiamo aperto al rosa nello statuto, una novità accolta con gioia anche dal nostro vescovo Lorenzo Leuzzi». Eppure nella confraternita la presenza delle donne è stata sempre massiccia e importante. «La presenza femminile di fatto e non di diritto è stata da sempre l’anima e il motore pulsante», prosegue, «le nostre compaesane danno un grosso contributo nella pulizia, cura e organizzazione di celebrazioni. A esempio per decenni la chiesa è stata seguita da Elisabetta Di Luigi detta Bettina “de lu Uar” che era una sorta di priora ombra non riconosciuta». Una decisione pienamente appoggiata dagli uomini dei precedenti direttivi che hanno intuito come, nel periodo tra sisma e pandemia, la forza femminile sarebbe potuta essere un valore aggiunto.
La chiesa degli Zoccolanti dopo consistenti lavori di restauro nel 2012 finanziati dalla Fondazione Tercas, è sempre stata agibile, l’unica nel capoluogo, ma per lungo tempo chiusa. «I priori che si sono avvicendati hanno svolto degnamente i propri compiti, ma i terremoti, dal 2009 in poi, hanno ferito duramente il paese negli edifici, nella socialità e nell’entusiasmo», dice ancora Panzone, «il nostro obiettivo è di far riprendere linfa alla confraternita aprendo alla celebrazione settimanale della messa e a manifestazioni extra come convegni, presentazioni di libri ed eventi culturali: Montorio deve ripartire!». E incalza: «Vogliamo apportare delle migliorie nei servizi igienici, ma soprattutto restaurare il coro che è un unicum delle chiese francescane».
Inevitabilmente il discorso cade sul tema dell’emancipazione femminile. «Una volta per le donne era difficile studiare perché il loro destino era il matrimonio», ricorda, «io sono stata fortunata perché ho avuto questa possibilità, ma molte professioni e incarichi pubblici erano vietati alle donne perché “n'er nu mstjr da fammn”. Oggi tanto si è fatto per la parità di genere, ma ancora tanto si deve fare: le cariche mie e delle colleghe sono il segnale di qualcosa che va avanti».
In uno slancio di ottimismo, ma anche di consapevolezza conclude: «Il riscatto delle donne deve passare per un cambiamento educativo/culturale a partire dalle famiglie e poi dalla società nei suoi tanti meandri e istituzioni. La nostra piccola confraternita di un paese dell'entroterra vuole essere portatrice di un messaggio di uguaglianza e di parità non solo per la nostra investitura, ma perché è stata appoggiata e promossa dagli uomini in un'unione di intenti che fa ben sperare per il futuro».
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