Proclamati gli eletti: fuori Cordone dentro Quintiliani

Con l’ingresso del settimo consigliere di “Futuro in” la maggioranza cresce a 20 e l’opposizione scende a 12
TERAMO. Un seggio in più a “Futuro in”, resta fuori Graziella Cordone. La proclamazione degli eletti in consiglio comunale conferma l’esclusione dell’ex candidata sindaco di “Città di virtù” e “Sinistra PartecipAttiva”. A pronunciare il verdetto, nella sala consiliare gremita di consiglieri in attesa della conferma definitiva, assessori uscenti pronti a rientrare in giunta e qualche mancato rieletto, è Roberto Veneziano. Il magistrato, presidente della commissione che per due settimane ha verificato i verbali dei seggi per confermare l’esito del voto, ricorre al latino per sgombrare il campo dalle «interpretazioni più bizzarre» che ritiene di aver sentito negli ultimi giorni. «In claris non fit interpretatio», sentenzia, come per dire che le norme parlano chiaro. «Non siamo il Tar o il Consiglio di Stato», aggiunge, «non potevamo trasformarci in organo giurisdizionale». Così, «al di là di ogni ragionevole dubbio», la commissione certifica che lo schieramento di Graziella Cordone non ha superato lo sbarramento del 3% dei voti, nonostante lei ne abbia ottenuto il 4% come candidata sindaco, e dunque non ha diritto a un posto in consiglio. A ringraziare è Giambattista Quintiliani, che siederà in aula come settimo rappresentante di “Futuro in”. Di conseguenza la maggioranza ha venti seggi più il sindaco Maurizio Brucchi, anziché 19, e all’opposizione ne resteranno 12. Per il resto, la proclamazione non riserva sorprese. L’Ncd elegge quattro consiglieri, Forza Italia tre, gli altri gruppi di maggioranza (“Popolari per Teramo”, “Al centro per Teramo” e “Insieme per Te”) due a testa. Dall’altra parte, a Manola Di Pasquale si aggiungono cinque eletti del Pd. A completare la minoranza sono i due eletti di “Teramo cambia”, il candidato sindaco Gianluca Pomante e Maria Cristina Marroni di “Finalmente Pomante”, il candidato sindaco Fabio Berardini e Paola Cardelli del Movimento 5 stelle. A parte gli ultimi due, nessun altro consigliere di opposizione è presente in aula a ricevere la stretta di mano di Veneziano.
Il magistrato fa precedere l’attesa proclamazione da un suo lungo preambolo nel quale ricorda le traversie nel seggio 50 di San Nicolò, dove lo spoglio del primo turno è rimasto bloccato per tutta la notte, ed evidenzia le «tante anomalie» contenute nei verbali. «Solo per evidenziarne alcune abbiamo riempito 24 pagine», fa notare rimarcando «quanto approssimativa sia la formazione di chi è impegnato nei seggi elettorali e distorta l’ottica di chi lo elegge». Veneziano bacchetta i tanti candidati che hanno chiesto verifiche delle preferenze compilando ciclostile senza motivazioni o fondati motivi di dubbio. «Saremmo stati qui fino ad agosto», osserva e definisce «abuso di diritto» il comportamento di chi ha insistito troppo nel richiedere controlli generalizzati.
Brucchi, a fianco del magistrato, reindossa la fascia tricolore. «Sono più emozionato della prima volta», confessa, «mi dispiace se domenica notte è scappata qualche frase in più: si è capito, però, che era dovuta alla tensione e allo stress degli ultimi giorni».
Gennaro Della Monica
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