Progetto sull’agricoltura del futuro

14 Ottobre 2021

Coltivazioni analizzate con la tecnologia Pet per scoprire alterazioni

TERAMO. L’Università di Teramo partecipa a un progetto internazionale per lo studio delle piante coltivate attraverso la tecnologia Pet, alla ricerca di nuove prospettive per la transizione ecologica e digitale dell’agricoltura. Il progetto Europeo si chiama Marie Curie “Research And Innovation Staff Exchange - PETal”e prevede l’impiego della tomografia a emissione di positroni per studiare il metabolismo vegetale nelle piante coltivate e supportare le decisioni per l’agricoltura del futuro. Domani all’Istituto Neuromed di Pozzilli, in Molise, si svolgerà la riunione per l’avvio delle attività progettuali che saranno svolte in cooperazione scientifica tra l’Università di Teramo, la Huazhong University of Science and Technology (HUST) di Wuhan (Cina), la Ghent University (Belgio), la Otto Von Guericke University Magdeburg (Germania) e le imprese Bollino (Italia) e Raycan (Cina).
La piattaforma Pet, conosciuta per il suo impiego nel campo della diagnostica umana, viene estesa alle ricerche scientifiche sulle piante coltivate. «Grazie alla Pet», spiega Michele Pisante, docente di Agronomia e coltivazioni erbacee all’Università di Teramo, «potremo comprendere i meccanismi di risposta delle piante coltivate a differenti condizioni di disponibilità idrica e di elementi minerali, ma anche alle frequenti alterazioni dello spettro luminoso che si verificano durante le fasi di accrescimento e sviluppo. La possibilità di effettuare in tempo reale misure dirette non invasive sulle piante consente di seguire l’evoluzione di un determinato fenomeno nel tempo».
Continua Pisante: «L’obiettivo del progetto è di fornire conoscenze innovative, che potranno guidare le scelte future per un’agricoltura sostenibile, sempre più capace di reagire alle sfide e in grado di sostenere i bisogni di una popolazione mondiale in costante aumento. Senza dimenticare l’aspetto formativo attraverso la collaborazione tra Centri di Ricerca, Imprese e Università, per formare ricercatori e capitale umano con competenze transdisciplinari assolutamente nuove, abituati a pensare e gestire l’inarrestabile complessità dei fenomeni».