Protesta un imprenditore «Ridatemi la mia azienda»

23 Ottobre 2014

La corte d’appello ha annullato il fallimento dell’Asfaltronto di Sant’Egidio ma la curatela non ha ancora restituito al titolare le chiavi dello stabilimento

SANT’EGIDIO. «Ridatemi le chiavi della mia azienda». E’ la protesta di Vincenzo Ottavi, titolare della Asfaltronto di Sant’Egidio che ieri si è piazzato davanti ai cancelli dello stabilimento dove ha affisso uno striscione reclamando di poterne tornare in possesso. L’Asfaltronto – che dal 1977 opera nel settore degli appalti pubblici stradali e nella produzione di conglomerati bituminosi – era stata dichiarata fallita nel marzo scorso dal tribunale di Teramo, fallimento poi revocato dalla corte d’appello dell’Aquila in seguito al ricorso dell’imprenditore. Il pronunciamento dei giudici di secondo grado è stato depositato il 10 ottobre scorso: «Ciononostante», afferma l’imprenditore in un nota, «ad oltre dieci giorni di distanza dalla pronuncia, la curatela fallimentare non ha ancora riconsegnato le chiavi e non ha predisposto il rendiconto di gestione, in quanto sarebbe in attesa di un parere da parte del legale». Anche il tribunale di Teramo, fa sapere il titolare dell’Asfaltronto, «sollecitato a porre in esecuzione la sentenza ha comunicato di “non poter provvedere perché in attesa del parere legale in corso di acquisizione da parte del curatore della procedura”». «Il provvedimento, unico nel suo genere», osserva polemicamente il titolare dell’azienda santegidiese, che in questa vicenda è assistito dall’avvocato Massimiliano Colangelo, «sembra rimandare la decisione dell’adempimento di un ordine proveniente dalla corte d’appello ad un parere legale della curatela». La corte d’appello, nell’annullare la dichiarazione di fallimento, ha stabilito l’ammissione al concordato preventivo, ma questo non è ancora avvenuto. Quindi è scattata la protesta per «cercare di riappropriarsi non solo dell’azienda frutto di 40 anni di lavoro e sacrifici», conclude Ottavi, «ma soprattutto per riavere la propria dignità ormai da mesi infangata e calpestata da tanti errori e tante false parole». ©RIPRODUZIONE RISERVATA