Provincia, brusco calo di abitanti I giovani preferiscono andar via

26 Luglio 2021

Dal 2015 a oggi il Teramano è passato da 311mila a 301.800 abitanti e il 63% dei 9mila “spariti” sono persone tra i 20 e i 34 anni. La Cgil: «Il territorio si sta facendo sfuggire la sua principale risorsa»

TERAMO. La ripresa post pandemia non può prescindere dal pieno coinvolgimento dei giovani, troppo spesso lasciati ai margini di ogni decisione su programmi e progetti per lo sviluppo dei territori. Una realtà che però, almeno in provincia di Teramo, rischia di restare poco più che una frase di circostanza. A testimoniarlo sono i numeri relativi alla popolazione residente e in particolare alla perdita, nel corso degli ultimi anni, di una consistente fetta della fascia tra i 20 e i 34 anni: dati che confermano una scarsa attenzione del territorio verso una delle sue importanti risorse. E questo, per il segretario provinciale della Cgil di Teramo Giovanni Timoteo, rischia di rendere la provincia teramana sempre meno attrattiva e competitiva.
I NUMERI. «Nel 2015 la popolazione residente nella provincia di Teramo era di 311.168 unità», sottolinea Timoteo, «nel 2019 era scesa a 305.261 unità, pari a 5.877 cittadini in meno, e nel 2021 a 301.814, pari a un'ulteriore perdita di 3.477 unità. In totale, dunque, dal 2015 al 2021 in provincia i residenti sono scesi di 9.354 unità e il dato drammatico è che di questi il 63,7% è rappresentato dalla fascia d'età tra i 20 e i 34 anni». Se nel 2015 i residenti tra i 20 e i 34 anni erano infatti 53.827, nel 2019 erano scesi a 49.931 (-3.896) e nel 2021 a 47.866 (con un'ulteriore perdita rispetto al 2019 di 2.065 unità, che porta il totale della perdita a 5.961).
IL PROBLEMA GIOVANI. «Questi dati ci dicono non solo che la provincia di Teramo non è attrattiva per i giovani», prosegue il segretario Cgil, «ma anche e soprattutto che il territorio sta perdendo la sua principale risorsa. Quello che manca non sono solo le occasioni per i ragazzi, ma anche una progettualità sia complessiva che mirata». Eppure, alla luce delle importanti risorse che arriveranno dall'Europa per uscire dalla crisi legata alla pandemia, i giovani dovrebbero rappresentare uno dei principali segmenti della popolazione su cui puntare, anche alla luce dei fondi destinati all'innovazione. Giovani che andrebbero coinvolti nella stesura di progetti e piani di rilancio, ma che invece restano sempre ai margini. Oltre, ovviamente, ad aver pagato più degli altri, insieme alle donne, il prezzo della pandemia. Essendo maggiormente precari sono stati infatti i primi a uscire dal mercato del lavoro e spesso fanno fatica a ripartire. «I giovani andrebbero coinvolti nella discussione e nella progettazione dei piani di rilancio dei territori», aggiunge ancora il segretario provinciale della Cgil, «ma non è così. Ad esempio le consulte giovanili nelle amministrazioni abruzzesi sono pochissime, eppure rappresentano un modo per dire ai giovani che non solo li vogliamo protagonisti e attori, ma che gli mettiamo a disposizione uno spazio dove elaborare idee, organizzare le loro energie. In una fase come questa escludere i giovani dalla discussione sul futuro del territorio vuol dire rendere sempre meno attrattiva la provincia, andando incontro a un'involuzione sociale ed economica. E' questa la prima urgenza di questa provincia, insieme al coinvolgimento delle donne. Oggi c'è bisogno di innovazione, di nuove professionalità, e credo che le istituzioni e la classe politica debbano prenderne atto».
LA RISORSA ITS. Tra le azioni da mettere in campo, secondo Timoteo, anche una riflessione approfondita sugli Its, gli istituti tecnici superiori post-diploma. «L'esperienza ci dice che circa l'80% degli studenti degli Its, finito il ciclo di studi, va subito a lavorare», conclude, «anche perché sono in grado di leggere le esigenze del territorio. Oggi più che mai c'è bisogno di creare un fermento, una sollecitazione di idee, progetti, creatività. Non possiamo pensare di affrontare questa fase con vecchi strumenti e vecchia mentalità».
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